lunedì 11 gennaio 2010

Nella Chiesa Universale, l'Eucarestia diventa Universale con una lingua: il Latino (Roberto Pepe)


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Riceviamo e con grande piacere e gratitudine pubblichiamo:

Nella Chiesa Universale, l'Eucarestia diventa Universale con una lingua: il Latino

Roberto Pepe

Ho letto che Mons. Nourrichard, vescovo di Evreux, in giacca e cravatta da manager d’azienda ha rilasciato l’intervista televisiva, durante la quale (avendo sospeso l'abbé Michel.il quale, "incredibile dictu audituque", celebra la messa in latino una volta al mese…) ha dichiarato di voler attendere la decisione di Roma inerente il caso…
“Introibo ad altare dei”: diceva il prete all’inizio della messa, al che rispondevo nella mia divisa da scout: “ Ad deum qui laetificat juventutem meam”. Il Sacerdote: “Adiutorium nostrum in nomine Domini”, quindi: "Qui fecit caelum et terram”…. Scusate ma sono ricordi lontani… Per noi questa era la S.Messa. Nostalgia? Forse. Sapevamo esattamente quello che dicevamo? Magari, io che ho frequentavo il Liceo: sì, ma forse gli altri geometri o ragionieri, lo masticavano maccheronicamente.
Ma questo che importa? Quello che importava era la la volontà del gesto, l'intenzione di pregare, la convinzione di pronunciare parole esclusive di quel sacro luogo, quasi più vicine e più comprensibili per l'Altissimo, di comunicare, insomma, nella lingua che Cristo conobbe...
Francamente, pertanto, non capisco questo accanimento di tipo: “dai all’untore” se qualcuno dice una parte della Messa in latino, gridato da parte dei “novisti” a tutti i costi, postconciliari. Arrivare a sospendere un abate per il latino mi sembra proprio assurdo e persecutorio da neo tribunale d'inquisizione! Per caso -domando- le preghiere dette ripetutamente in italiano a pappagallo sono vagliate sempre parola per parola nella loro semantica, nel loro approfondimento lessicale e spirituale? O anche queste frasi cadono nel loro riciclo mnemonico da formuletta salvifica? Il rapporto con l’Onnipotente è principalmente diretto con la mente ed i sentimenti dei quali le parole sono solo un tramite. Se ci si attacca troppo alle espressioni italiane o latine ci si perde nei meandri della mera procedura rituale, premiando il "modus explicandi" anziché la "substantia rerum”.
Frequento d’estate il Tirolo e la domenica mi devo “sorbire” la Messa in tedesco, che per noi italiani, in realtà, abituati almeno ai suoni “rotondi” e sdruccioli della nostra lingua in raffronto a quelli gutturali della tedesca, pare di assistere ad un comizio di passata memoria…
Mi ricordo, invece, che da bambino potevo comunque fare il chierichetto anche in quelle chiesette montane, in quanto la parte intima della Messa era uguale in tutto il mondo, in latino (anche se un po' duro).
E’ chiaro che la “predica” dopo la lettura del Vangelo e le parti comuni lette dai fedeli deve essere in lingua locale, per necessità primaria di comprensione, ma il fatto di avere una parte comune ed in particolare, quella importante fondamentale Eucaristica in qualsiasi chiesa del mondo, rendeva veramente la Chiesa, anche in maniera tangibile, Universale, essendo, tra l’altro l’unico Istituto (come organizzazione) ad unire i popoli diversi, anche materialmente col linguaggio latino che è stato, guarda caso, un “Unicum” nel mondo per qualche millennio.

2 commenti:

Scenron ha detto...

http://www.zenit.org/article-20960?l=italian

=D

don Marco (linguista) ha detto...

a proposito del modus explicandi, volevo dire che sfido chiunque a spiegarmi il prefazio della Trinità o la super oblata dell'Epifania.... in italiano!!! (solo per citarne due)...
Concordo che la lingua non è la base essenziale, altrimenti dovremmo concludere con ragione che se non si è teologi e per di più ferrati non si capisce egualmente quel che si dice, anchedetto nella propria lingua.