lunedì 19 luglio 2010

Il vescovo cattolico di Townsville alla guida del National Council of Churches: le sfide della secolarizzazione in Australia (O.R.)


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Il vescovo cattolico di Townsville alla guida del National Council of Churches

Le sfide della secolarizzazione in Australia

di Riccardo Burigana

Il National Council of Churches in Australia (Ncca) ha tenuto il suo settimo incontro nazionale a Canberra dal 9 al 13 luglio. L'incontro è stato l'occasione per un confronto sullo stato del dialogo ecumenico in Australia, dove i cristiani sono chiamati a confrontarsi non solo con le tante questioni aperte tra le diverse confessioni, ma anche con i crescenti problemi d'integrazione, che toccano la dimensione del dialogo tra le religioni, della società australiana, nella quale forte è la spinta a una secolarizzazione che sembra ignorare la dimensione religiosa nella vita quotidiana.
Fin dalla preparazione è apparsa evidente la vitalità dell'impegno dei cristiani australiani nella ricerca di un dialogo che contribuisca, pur nel rispetto delle tradizioni delle diverse comunità cristiane, a una testimonianza pienamente condivisa in grado di proporre valori e modelli alla società australiana. Segno di questa vitalità è stato l'ingresso di due nuovi membri del Ncca: in una solenne cerimonia, l'11 luglio, sono state accolte la Chiesa serba ortodossa e la Chiesa indiana ortodossa. Sono così diventati diciannove i membri del Ncca, organizzazione ufficialmente istituita nel 1994, anche se le sue radici risalgono agli ultimi anni del xix secolo quando ci furono i primi tentativi di dialogo e di coordinamento tra i cristiani australiani.
Nei decenni successivi la forte immigrazione, soprattutto dai Paesi di tradizione cattolica e ortodossa, ha determinato un profondo mutamento del panorama cristiano, portando un graduale sviluppo del dialogo ecumenico, tanto che la stessa Conferenza episcopale dell'Australia è entrata a far parte del Ncca.
Gli orientamenti per un ruolo sempre più attivo dei cristiani nella promozione d'una cultura dell'accoglienza sono apparsi chiari nella relazione di presentazione delle attività promosse dal Ncca negli ultimi tre anni. In particolare nel dialogo tra cristiani, ebrei e musulmani a livello nazionale, che ha affrontato i temi delle diverse posizioni sulla redenzione, del rapporto tra l'Australia e le religioni, del ruolo delle donne nelle tre religioni monoteiste. Questa agenda si è venuta definendo tenendo conto della situazione australiana senza rincorrere le emergenze del dibattito politico, in modo da definire un programma di lungo periodo di conoscenza reciproca, con una ricaduta nella realtà internazionale, come dimostra l'impegno del Ncca per favorire la pace in Medio Oriente.
Il dialogo del Ncca con musulmani ed ebrei si colloca sull'orizzonte più vasto del confronto con le altre religioni presenti nel Paese nel tentativo, spesso riuscito, di giungere alla definizione di una comune azione in difesa dei più deboli, soprattutto di coloro che arrivano in Australia alla ricerca di un lavoro o in fuga da una situazione di guerra. Tanto che si è creata una vivace dialettica tra il Ncca e il governo australiano sul diritto di asilo.
Su un altro piano si collocano le iniziative nei confronti degli aborigeni australiani, con un concreto aiuto per il recupero della memoria della loro presenza storica, per consentire il rispetto delle loro tradizioni contro il pericolo di una definitiva perdita di un patrimonio spirituale con il quale i cristiani sono chiamati a confrontarsi.
Negli ultimi anni, anche in seguito alla Giornata mondiale della gioventù del 2008, con la visita di Benedetto XVI in Australia, si è venuta sviluppando una riflessione teologica per incoraggiare la collaborazione dei cristiani su varie questioni, a livello locale, tanto da porre al centro della discussione dell'incontro di Canberra un nuovo testo con il quale arricchire l'Australian Churches Covenanting Together, che costituisce il documento base della Ncca. Ogni membro è chiamato a sottoscrivere questo documento, facendo così propri i principi che conducono alla crescita dell'unità tra i cristiani per rendere efficace l'annuncio del Vangelo nel mondo. Per questo la continua riflessione a partire dall'Australian Churches Covenanting Together rappresenta un passaggio fondamentale nell'aggiornamento delle relazioni tra le comunità cristiane in Australia. Con uno sguardo al futuro, anche alla luce dei dialoghi bilaterali, come è stato sottolineato duranti i lavori del VII forum, da Tara Curlewis, la segretaria del Ncca, per la quale "sono state tracciate le linee per i prossimi tre anni in modo che i partecipanti possano tornare a casa con un reale senso della forza e dell'impegno richiesti per il dialogo ecumenico".
Si è venuta così delineando una prospettiva in grado di coniugare la ricerca dell'unità visibile con l'azione missionaria, come ha mostrato la scelta di premettere all'apertura dei lavori del forum una tavola rotonda sul centenario della Conferenza missionaria mondiale di Edimburgo. All'incontro hanno preso parte il reverendo anglicano John Gibaut, direttore dal 2008 della commissione Fede e costituzione del Consiglio ecumenico delle Chiese, il professore Robert Gribben, uno dei pionieri del dialogo ecumenico australiano, Auntie Joan Hendriks della comunità indigena e Shane Clifton a nome delle comunità pentecostali, che stanno vivendo una stagione di grande crescita anche in Australia. Un tentativo di rappresentare la pluralità delle voci del cristianesimo in Australia e la profonda convergenza sulla necessità di un'azione missionaria ri-evangelizzatrice. Per questa azione missionaria diventa centrale la formazione personale a una mentalità ecumenica che si realizza nella conoscenza della identità della propria e delle altre Chiese e comunità, come ha ricordato John Gribaut.
Nel corso del forum è stato eletto presidente del Ncca il vescovo cattolico di Townsville, Michael Ernest Putney, che rimarrà in carica per i prossimi tre anni. Putney ha espresso una profonda gioia per questo incarico che egli considera "un privilegio, dal momento che significa servire un così significativo gruppo di Chiese". Nel suo messaggio il vescovo ha ricordato le parole di Gesù alla vigilia della sua Passione, con il forte richiamo all'unità della Chiesa, che assumono un significato particolare in Australia dove "le Chiese cristiane devono manifestare agli altri la potenza dello Spirito Santo da descrivere loro insieme nel rispetto, nell'affetto e nella collaborazione tra le Chiese. Così esse possono dare una comune testimonianza alla potenza di Dio". Il vescovo ha ricordato che il Ncca deve lavorare per il bene di tutti, esprimendo "una voce comune sui temi nazionali", senza dimenticare l'importanza della preghiera e del dialogo "per rispondere in modo ancora più completo alla preghiera di Cristo affinché i cristiani siano sempre uniti".

(©L'Osservatore Romano - 18 luglio 2010)

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