lunedì 21 dicembre 2009

«Africa, scuola di liturgia» (Giorgio Bernardelli)


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Riceviamo e con grande piacere e gratitudine pubblichiamo:

Il 2009 di Benedetto XVI

«Africa, scuola di liturgia»

di Giorgio Bernardelli

L'elogio delle Messe in Camerun e Angola. E l'invito al dialogo con chi ritiene «la religione una cosa estranea»

Ha tracciato come sempre il bilancio dell'anno che si chiude Benedetto XVI incontrando questa mattina la Curia romana per il tradizionale appuntamento per lo scambio degli auguri. Pronunciando un discorso non di rito e soffermandosi soprattutto sull'Africa, al centro quest'anno sia del viaggio apostolico in Camerun e Angola sia del Sinodo di ottobre. Clicca qui per leggere il testo integrale del discorso di Benedetto XVI.

Ci sono in particolare tre passaggi che ci sembra significativo sottolineare:

1) L'elogio che Benedetto XVI propone della liturgia africana

È forse il dato più sorprendente di questo discorso. Del teologo Ratzinger tutti conosciamo il legame con la tradizione nella liturgia: non a caso da Papa è stato lui a «liberalizzare» l'uso del Messale di Pio V con il motu proprio Summorum Pontificum. In questo discorso invece Benedetto XVI spiega che cosa l'ha colpito in questi riti così lontani dallo «stile tridentino». Spigea il Papa:

Le Celebrazioni della Santa Eucaristia erano vere feste della fede. Vorrei menzionare due elementi che mi sembrano particolarmente importanti. C’era innanzitutto una grande gioia condivisa, che si esprimeva anche mediante il corpo, ma in maniera disciplinata ed orientata dalla presenza del Dio vivente. Con ciò è già indicato il secondo elemento: il senso della sacralità, del mistero presente del Dio vivente plasmava, per così dire, ogni singolo gesto. Il Signore è presente – il Creatore, Colui al quale tutto appartiene, dal quale noi proveniamo e verso il quale siamo in cammino. In modo spontaneo mi venivano in mente le parole di san Cipriano, che nel suo commento al Padre Nostro scrive: "Ricordiamoci di essere sotto lo sguardo di Dio rivolto su di noi. Dobbiamo piacere agli occhi di Dio, sia con l’atteggiamento del nostro corpo che con l’uso della nostra voce" (De dom. or. 4 CSEL III 1 p 269). Sì, questa consapevolezza c’era: noi stiamo al cospetto di Dio. Da questo non deriva paura o inibizione, neppure un’obbedienza esteriore alle rubriche e ancor meno un mettersi in mostra gli uni davanti agli altri o un gridare in modo indisciplinato. C’era piuttosto ciò che i Padri chiamavano "sobria ebrietas": l’essere ricolmi di una gioia che comunque rimane sobria ed ordinata, che unisce le persone a partire dall’interno, conducendole nella lode comunitaria di Dio, una lode che al tempo stesso suscita l’amore del prossimo, la responsabilità vicendevole.

Questo è il cuore della liturgia secondo Ratzinger. L'importante non è «un'obbedienza esteriore alle rubriche», ma la sostanza; cioè vivere «il senso della sacralità» davanti al Dio vivente e farlo con una «grande gioia condivisa». Su questo - ci dice Benedetto XVI - l'Africa ha qualcosa da insegnare a tutti i cattolici.

2) Il legame tra riconciliazione tra i popoli e Sacramento della Riconciliazione

Tra gli argomenti del Sinodo per l'Africa che Benedetto XVI riprende c'è ovviamente quello della riconciliazione, che compariva già nel tema scelto per l'Assemblea. È molto interessante il collegamento proposto con la dimensione sacramentale del perdono: da cristiani non saremo capaci di costruire la pace - dice Benedetto XVI - finché non diventeremo capaci di coltivare questo presupposto interiore. Queste le parole del Papa:

Il Sinodo dei Vescovi per l’Africa ha pertanto a ragione incluso nelle sue riflessioni anche rituali di riconciliazione della tradizione africana come luoghi di apprendimento e di preparazione per la grande riconciliazione che Dio dona nel Sacramento della penitenza. Questa riconciliazione, però, richiede l’ampio "atrio" del riconoscimento della colpa e dell’umiltà della penitenza. Riconciliazione è un concetto pre-politico e una realtà pre-politica, che proprio per questo è della massima importanza per il compito della stessa politica. Se non si crea nei cuori la forza della riconciliazione, manca all’impegno politico per la pace il presupposto interiore.

3) Accanto al dialogo interreligioso anche un dialogo con chi è senza religione

Infine una realtà missionaria come la nostra non può rimanere insensibile alla parte dedicata alla nuova evangelizzazione. L'insistenza sul dialogo con le altre religioni - priorità irrinunciabile in questo nostro tempo - non può però portarci dimenticare chi Dio non lo ha ancora incontrato o lo ha perduto.

Anche le persone che si ritengono agnostiche o atee, devono stare a cuore a noi come credenti. Quando parliamo di una nuova evangelizzazione, queste persone forse si spaventano. Non vogliono vedere se stesse come oggetto di missione, né rinunciare alla loro libertà di pensiero e di volontà. Ma la questione circa Dio rimane tuttavia presente pure per loro, anche se non possono credere al carattere concreto della sua attenzione per noi. A Parigi ho parlato della ricerca di Dio come del motivo fondamentale dal quale è nato il monachesimo occidentale e, con esso, la cultura occidentale. Come primo passo dell’evangelizzazione dobbiamo cercare di tenere desta tale ricerca; dobbiamo preoccuparci che l’uomo non accantoni la questione su Dio come questione essenziale della sua esistenza. (...) Io penso che la Chiesa dovrebbe anche oggi aprire una sorta di «cortile dei gentili» dove gli uomini possano in una qualche maniera agganciarsi a Dio, senza conoscerlo e prima che abbiano trovato l’accesso al suo mistero, al cui servizio sta la vita interna della Chiesa. Al dialogo con le religioni deve oggi aggiungersi soprattutto il dialogo con coloro per i quali la religione è una cosa estranea, ai quali Dio è sconosciuto e che, tuttavia, non vorrebbero rimanere semplicemente senza Dio, ma avvicinarlo almeno come Sconosciuto.

È molto bella l'immagine del «cortile dei gentili». Ed è un ambito di primo annuncio del Vangelo sul quale chi vive l'esperienza della missione ad gentes forse oggi può portare un contributo specifico anche alla riflessione sulla «nuova evangelizzazione».

http://www.missionline.org/index.php?l=it&art=1964

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