mercoledì 21 aprile 2010

La congiura del silenzio: il commento di Filippo Di Giacomo


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Su segnalazione di Alessia ed Eufemia:

La congiura del silenzio

di Don Filippo Di Giacomo

Mentre a Malta il Papa piangeva, in Spagna i cardinali ridevano.
È successo a Murcia, lo scorso fine settimana. Un sito francese aveva pubblicato la lettera con la quale l’allora prefetto della congregazione per il clero, il cardinale Castrillón Hoyos, felicitava il vescovo Pican di Bayeux-Lisieux, perché oltre ad aver omesso di denunciare, aveva addirittura coperto le squallide e reiterate malefatte del prete pedofilo Renè Bissey. Prete e vescovo sono stati condannati dalla giustizia francese, il primo a diciotto anni e il secondo a tre mesi di carcere. La grata lettera dell’allora capo del dicastero vaticano per il clero è del settembre 2001. Già dal maggio dello stesso anno, era stato deciso che spettasse esclusivamente agli uffici del cardinal Ratzinger occuparsi di questo e degli altri casi di abusi sui minori.
Così, via via che le cronache stanno precisando i termini del problema, è più facile comprendere gli ambiti e le responsabilità di certi personaggi che scaricandole sulle spalle del Pontefice, continuano a negarle per se stessi e per i loro amici. In Vaticano ci si chiede ancora se l’entusiasmo, a dispetto del suo confratello della Dottrina della Fede, allora usato dal cardinale Castrillón Hoyos a favore del delinquente Bissey sarebbe stato identico se questi non fosse provenuto dai ranghi lefevriani.
E ci si chiede anche come interpretare un fatto inquietante: il lungo applauso che, contro le puntuali precisazioni vaticane dopo le esternazioni del giorno prima, ha accompagnato a Murcia l’ostinata reiterazione di queste bislacche opinioni. Il cardinale infatti ha aggiunto che fu Giovanni Paolo II ad autorizzarlo ad inviare la lettera al vescovo Pican e a tutti i vescovi del mondo. Sua Eminenza era circondato da un congruo gruppo di suoi confratelli, tra i quali primeggiavano quelli che, come lui, tra i convegni ecclesiali di Medellin e quello di Puebla si erano assunti tutto il piacere delle angherie inflitte all’episcopato e ai teologi conciliari dell’America Latina.
E gli era vicino anche quel Joaquín Navarro Valls che nel backstage di Papa Wojtyla non c’è mai stato. E se c’era, nulla ha visto, nulla ha sentito, nulla ha saputo.
Benedetto XVI, durante il pranzo offertogli dai cardinali di curia per il quinto anniversario della sua elezione al Soglio di Pietro, ha detto di sentire «molto fortemente» di non essere solo.
E ha ringraziato i porporati. Dal XVI secolo, da quando la Chiesa ha inventato il collegio cardinalizio che ancora conosciamo, i Papi hanno nominato 3000 porporati. Tra questi, 583 sono vissuti nel XX secolo. Giovanni Paolo II, nei suoi otto concistori, ha iscritto nel “club più esclusivo del mondo” duecentouno cardinali e ha legittimato nel “senato del Papa” la presenza di Paesi ai margini della comunità internazionale.
E li ha accreditati, nel collegio cardinalizio, con lo stesso rango dei Paesi storicamente cattolici. Ma è stato più uno slancio del cuore che un progetto futuribile. Agli inizi del terzo millennio, i cattolici sono un miliardo e duecento milioni, sparsi in 180 nazioni. Al momento, l’attuale collegio rappresenta 66 Paesi e, se togliamo gli ottantenni, il numero delle nazionalità rappresentate scende a 54. Con gli attuali criteri, i canonisti pensano che un conclave di 500 cardinali potrebbe, forse, produrre una rappresentanza appena appena coerente con le estensioni geografiche e culturali della Chiesa Cattolica, calcolando i porporati impegnati nei vari incarichi della Curia e le possibili defezioni dovute a malattie e a problemi dell’età avanzata.
Certo un simile numero introdurrebbe sullo scenario della rappresentanza e del governo della Chiesa altri gravi problemi, giacché l’istituzionalizzazione in un collegio episcopale di 4.500 vescovi di una quota così elevata di “supervescovi” sarebbe un’evidente alterazione della struttura dogmaticamente egualitaria dell’episcopato cattolico. Come insegnano gli storici della Chiesa, la crescita esponenziale del collegio cardinalizio in epoca post-tridentina è stato uno stratagemma per permettere alla Chiesa di Roma di equilibrare due esigenze connaturali al suo statuto cattolico: la romanità e l’universalità. In via teorica, se il collegio fosse sostituito da altri meccanismi di governo e da altre concezioni della rappresentatività, le istituzioni cattoliche non ne risentirebbero.
A Malta, al momento di pregare per il Papa, sull’altare è salita una bambina di nove anni, sembrava una rappresentazione concreta del concetto cristiano di “angelo”. Ha pregato, a nome di tutti, perché Benedetto XVI «continui ad ascoltare la Parola di Dio con devozione, a meditarla in santità e a testimoniarla con coraggio». Un Papa, una bambina e una preghiera sincera: per immaginare un futuro diverso, basta e avanza.

© Copyright L'Unità, 21 aprile 2010 consultabile online anche qui.

17 commenti:

Anonimo ha detto...

DI GIACOMO SEI UN GRANDE!

mariateresa ha detto...

la risposta alla lettera aperta di Kung da parte di geroge Weigel

http://www.firstthings.com/onthesquare/2010/04/an-open-letter-to-hans-kung

in omaggio gli ha anche regalato un badile con il quale scavarsi un buco e andarsi a nascondere.

Anonimo ha detto...

Però questo accanimento nei confronti della destra curiale renderà ogni riforma della riforma, prospettata dal Papa Ratzinger, impossibile. Sembra Agata Christie e i 10 piccoli indiani, e il Papa ostaggio dei progressisti. Eufemia

Raffaella ha detto...

Concordo con Eufemia!
R.

SERAPHICUS ha detto...

Non concordo affatto.

Qui non si tratta di "destra" e "sinistra". Si tratta di un malcostume, segno di una prossima implosione dell'apparato.

A Murcia non c'era nulla da applaudire. Non c'è assolutamente nulla da condividere per quanto riguarda l'indegno comportamento di certe eminenze.

Destra e sinistra? Ma fattemi il piacere!

Anonimo ha detto...

Perché? Dovranno semplicemente dimostrare di essere dotati di attributi e continuare a sostenere il Papa che, personalmente, non ritengo ostaggio di nessuno né da destra né da sinistra. Di Giacomo ha le proprie idiosincrasie e non fa nulla per nasconderlo.
Alessia

Anonimo ha detto...

Eufemia scrive:
"Però questo accanimento nei confronti della destra curiale renderà ogni riforma della riforma, prospettata dal Papa Ratzinger, impossibile"

Quale accanimento scusa? Hai letto la lettera di Castrillon Hoyos?
Io sono favorevolissimo a una riforma prospettata da Benedetto, ma mi dispiacerebbe assai se fosse sponsorizzata da protettori e lodatori di preti pedofili.

Jacu

Anonimo ha detto...

Tanto più che Papa Benedetto non è assimilabile ad alcun partito curiale, nonostante la vulgata creata dai media sapientemente imbeccati. Questi 5 anni di pontificato, tormentati e splendidi, dimostrano quanto sia libero da tutte le logiche mondane intraecclesiali e felicemente alla sequela di Cristo, la qualcosa non troppo apprezzata oggi.
Alessia

Anonimo ha detto...

Mi dispiace se qualcuno non è d'accordo ma questo articolo fa il paio con quello di Peloso che ho già troppo ampiamente commentato. La storia del lungo applauso di Cardinali non corrisponde alla realtà, descritta da Infocatolica. Ed è una vera mistificazione che il caso Pican attesti di una natura "tradizionalista" o "anticonciliare" della presunta fronda del silenzio. Io non sono affatto lefebrviano, ma esigo la verità. Il vescovo Pican non è un tradizionalista ma un progressista di quelli estremi:
http://blog.messainlatino.it/2010/01/il-vescovo-di-evreux-si-rimette-roma.html
E vorrei sapere da che cilindro Di Giacomo ha tirato fuori che Bissey sarebbe di formazione lefebrviana, visto che sull'ipersinistrorso Liberation si legge che ha fatto il seminario a Bayeux (diocesano) e teologia all'Institut Catholic di Parigi. Nessuno dei due è lefebrviano.
http://www.liberation.fr/societe/0109348710-le-cure-qui-aimait-trop-les-enfants
Io mi sono veramente stufato di questo modo di fare giornalismo.
Alberto

Raffaella ha detto...

Grazie per le precisazioni, Alberto!
R.

Anonimo ha detto...

@Alberto

Io non mi preoccuperei: il Santo Padre sa dove raccogliere le informazioni necessarie :-)

La disinformazione continua. Io comunque sono sempre dell'opinione, che i preti, vescovi e cardinali che non si attengono alla linea di purificazione di Benedetto XVI vadano allontanati, tradizionalisti o modernisti che siano.
Jacu

Anonimo ha detto...

Beccatevi quest'altra intervista a Mons. Pican e ditemi voi se questi, difeso allora da Castrillon, è un tradizionalista

http://blog.messainlatino.it/2009/03/un-vescovo-del-calvados-questa-chiesa.html
Alberto

Fabiola ha detto...

Io comincio ad augurarmi che la stampa "laica" non si occupi più affatto, ma proprio per nulla, di quastioni intraecclesiali. Preti vaticanisti compresi.(so che è impossibile ma lasciatemi sognare.)
Leggete se non l'avete già fatto l'intervista a Fabrice Hadjadj: lì c'è tutto quello che un cattolico ha bisogno di sapere su tutta questa sfibrante "querelle". Sono stufa di giustizialisti cattolici, alternativamente più papisti del Papa, anti- curiali, progressisti- tradizionalisti, e metteteci tutto ciò che di altro vi viene in mente.
Comunque in tutte le direzioni quello che scarseggia è l'amore alla Chiesa e il desiderio, malcelato, di una vendetta a favore della propria parte.
Quanto al suddetto prete vaticanista mi domando, volgarmente, con che fegato possa continuare a scrivere sull'Unità? Ma la legge, qualche volta, oltre che scriverci?

fr. A.R. ha detto...

Scusate se intervengo, ma pare - così scrive il "Columbia passport" che il vescovo lodato dal Card. Hoyos avesse ricevuto la notizia del crimine in confessione, proprio dal prete pentito. In questo caso è evidente che il vescovo non poteva e non doveva dire nulla, pena l'infrangere il sigillo sacramentale. La cosa, mi pare cambia un tantino la prospettiva. O no? Il problema qui non era se il vescovo doveva denunciare comunque il prete reo confesso, ma se lo davanti allo Stato si può opporre il segreto del confessionale.
In quel caso, anche papa Benedetto avrebbe fatto esattamente lo stesso.
Ecco perchè, tra l'altro, è buona norma canonica che i superiori non ricevano le confessioni dei loro sottoposti, come per es. i rettori con i loro seminaristi.

Maria ha detto...

Leggo ora e leggo anche il commento di Fr. A.R.Mi chiedo: se cosi' fosse, non si poteva dirlo prima, invece di assumere questo atteggiamento quasi "sprezzante" (questa è l'impressione che ha dato) verso Benedetto XVI...per non parlare di come sembrerebbe essere ridotto a "parafulmine" Papa Giovanni Paolo II? Forse non insegnano più la santa prudenza, ad alcuni monsignori?

Anonimo ha detto...

"Un sito francese aveva pubblicato la lettera..."

Caro Padre Di Giacomo,
perche lei non ha scritto il nome di quel sito- Golias ? E che cosa quel sito scrive per il Papa ?

Angel

Anonimo ha detto...

Finche lo scandalo pedofili era confinato all'Irlanda e prima agli Usa, nessuno si era emozionato più di tanto. Ma dopo il caso del collegio gesuita di Berlino sono cominciate a uscire veline su veline e scaricare sul Papa tutti gli insabbiamenti, mi sembra voler rovesciare la frittata. Il card. Ratzinger è stato il primo a voler mettere un freno agli abusi, e mettersi contro Maciel non era come stangare un qualsiasi assistente alla pastorale giovanile. Però Castrillon sarà stato incauto, ma non pare abbia ricevuto bustarelle, altrimenti quelli di Golias ce l'avrebbero già detto. Eufemia