sabato 26 giugno 2010

«Vivo stupore» della Segreteria di Stato per il blitz della polizia belga (Scaramuzzi)


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Pedofilia, scontro aperto Vaticano-Belgio

Il premier uscente Leterme: le indagini sono la prova che esistono poteri separati tra Stato e Chiesa

Iacopo Scaramuzzi

ROMA
È scontro aperto tra Vaticano e Belgio sulla pedofilia. La perquisizione dell'arcivescovado di Bruxelles da parte della polizia belga – con tanto di interrogatorio dei vescovi riuniti in assemblea, sequestro di cellulari e documentazione relativa alle denunce dei preti pedofili e ricognizione nella cripta di due vescovi defunti – ha suscitato il «vivo stupore» della Segreteria di Stato del Papa che, in una nota ufficiale, ha protestato per le modalità del blitz. Segno dell'alta tensione diplomatica raggiunta, la Santa Sede è arrivata a convocare l'ambasciatore del Belgio in Vaticano, Charles Ghislain, per chiedere chiarimenti e protestare ufficialmente. Dopo l'Irlanda, la Germania e gli Stati Uniti lo scandalo pedofilia in questi mesi è scoppiato anche in Belgio.
L'apice è stato raggiunto ad aprile con le dimissioni del vescovo di Brugues, il settantaquattrenne Roger Vangheluwe, sostituito da Jozef De Kesel.
Il caso è stato clamoroso perché per la prima volta un vescovo di Santa romana Chiesa è stato riconosciuto colpevole non di aver insabbiato le accuse a qualche prete pedofilo, ma di aver abusato lui stesso di un minore, prima e dopo la nomina episcopale. Per una sorta di effetto-domino, da allora il numero di denunce si è impennato.
I vescovi belgi sono stati ricevuti in Vaticano dal Papa.
E Benedetto XVI ha ripetuto loro quella che, ormai, è la sua linea di azione: penitenza, richiesta di perdono e collaborazione con la giustizia civile.
Qualcosa, però, non ha funzionato. E l'altroieri, mentre di prima mattina i vescovi del erano riuniti nell'arcivescovado della capitale, sono intervenuti polizia e magistrati. «Non è stata un'esperienza piacevole, ma tutto si è svolto in modo corretto. I vescovi hanno sempre detto di avere fiducia nella giustizia e nel suo lavoro», recita una nota ufficiale. Il primate del Belgio, monsignor André-Joseph Leonard, ha però espresso «stupore» per lo «zelo eccessivo» utilizzato dalle forze dell'ordine. Le indagini «sono la prova che in Belgio esistono poteri separati tra Stato e Chiesa», si è limitato a commentare il premier uscente, il democratico cristiano Yves Leterme.
Ieri, infine, la dura protesta del Vaticano. Pur tornando a condannare la pedofilia, la Segreteria di Stato esprime particolare «rammarico» per «alcune infrazioni della confidenzialità, a cui hanno diritto proprio quelle vittime per le quali sono state condotte le perquisizioni».
La polizia belga ha infatti sequestrato i 475 dossier di denunce raccolte dalla commissione creata dai vescovi belgi per i casi di pedofilia. Eppure sarebbero state proprio alcune vittime, poco fiduciose nella serietà della Chiesa, a dare il via al blitz. A guidare la commissione è il professore Peter Adriaensses, psicologo infantile famoso nel paese per aver trattato il caso di Marc Dutroux, il «mostro di Marcinelle» che alcuni anni fa sequestrò, violentò e uccise diverse bambine. Infatti, secondo lo psicologo, diverse vittime dei preti pedofili sono preoccupate che la polizia metta in piazza le loro storie.
Invece Barbara Dorris, dell'associazione delle vittime della pedofilia, sostiene che l'episodio del Belgio darà coraggio ad altri violentati.

© Copyright Gazzetta del sud, 26 giugno 2010

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