sabato 5 giugno 2010

La pace nell’isola divisa: il commento di Aldo Maria Valli


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Viaggio - Il Pontefice chiude il caso Padovese

La pace nell’isola divisa

Aldo Maria Valli

L’assassinio di monsignor Luigi Padovese «non può essere attribuito alla Turchia e ai turchi», e «non deve in alcun modo oscurare il dialogo con l’Islam». Responsabilmente, Benedetto XVI getta acqua sul fuoco.
Parlando con i giornalisti durante il volo da Roma a Paphos, esclude categoricamente per l’omicidio del vicario apostolico in Turchia ogni movente politico o religioso. Il Medio Oriente vive giù sull’orlo del baratro e non c’è bisogno di aggiungere altre tensioni.
Il papa vuole che la visita a Cipro, la prima di un pontefice sull’isola evangelizzata duemila anni fa da Paolo e Barnaba, possa rinforzare la pace a ogni livello. In campo ecumenico fra la maggioranza ortodossa e i cattolici (in gran parte armeni e maroniti), nel campo interreligioso fra cristiani e musulmani, in campo politico fra greco-ciprioti e turchi.
L’isola, con il suo sole e il suo mare sfavillante, invita alla serenità, eppure anche qui gli uomini sono riusciti a portare odio e contrasti. Il simbolo della divisione è la barriera che separa il sud grecocipriota dal nord turco e che a Nicosia prende l’aspetto di un vero e proprio muro, con i sacchetti di sabbia e le torrette dei militari. Di qua la Repubblica di Cipro, nata nel 1960 dopo la fine del colonialismo britannico e che dal 2004 è entrata nell’Unione europea. Di là la Repubblica turca di Cipro del Nord, riconosciuta solo dalla Turchia. Furono i militari di Ankara a prendere possesso del territorio settentrionale dopo un tentativo di golpe militare dei colonnelli greci.
Da allora l’isola è spaccata. In mezzo, la linea verde, una terra di nessuno presidiata dai soldati delle Nazioni Unite e che a Nicosia si presenta come una fetta di città abbandonata, con le finestre sprangate e i muri sforacchiati dai colpi d’arma da fuoco.
Anche l’unica chiesa cattolica, la Holy Cross, sorge a ridosso della zona di confine. L’ingresso dalla parte greca, il retro, oggi chiuso, dalla parte turca. Una realtà che il papa ha potuto osservare da vicino perché la nunziatura, dove è ospitato in questi giorni, si trova nella stessa situazione.
Nel muro di sbarramento due anni fa è stato aperto un varco. Si trova proprio nel cuore della città e consente a Ledra Street, la principale arteria commerciale di Nicosia, di collegare la parte grecocipriota a quella turca. Per passare il “confine” occorre però mostrare i documenti alle guardie turche, e ripetere l’operazione al ritorno. Nel mondo delle barriere che cadono, ecco servita una realtà anacronistica, con la religione usata per dividere anziché unire. Il novanta per cento degli abitanti della Repubblica di Cipro è di fede cristiana ortodossa. Nella parte turca invece prevale l’Islam, anche perché la Turchia negli anni ha fatto arrivare sull’isola migliaia di coloni dall’Anatolia.
Benedetto XVI, che ha fortemente voluto la visita per preparare il sinodo dei vescovi del Medio Oriente (in programma in Vaticano il prossimo ottobre), ha scelto Cipro come terra simbolo sotto tanti profili. Per i cristiani chiamati a ritrovare l’unità, per cristiani e musulmani che devono trovare vie di collaborazione, per greci e turchi che non possono pensare di replicare, nel ventunesimo secolo, gli errori del Novecento. Isola crocevia tra Europa, Asia e Africa, Cipro ha l’aspetto di una nave che aspetta di prendere il largo. Quale tipo di mare troverà dipende dagli uomini. È metafora dell’intero Medio Oriente, dove popoli e culture storicamente si sovrappongono ma dove le differenze rischiano di scomparire, come sanno bene i cristiani.
«Siamo la Chiesa del calvario e dobbiamo esserne consapevoli», dice il patriarca latino di Gerusalemme, Fouad Twal, palestinese nato in Giordania. Lo incontriamo a Nicosia. È ancora scosso per la morte di monsignor Padovese. Dice: «Gesù lo aveva annunciato: chi vuole seguirlo deve prendere su di sé la propria croce. Ma noi sappiamo che dopo la passione c’è la risurrezione».
Per Benedetto XVI, la parola chiave è dialogo. Prima di tutto fra i cristiani stessi, la cui credibilità dipende dall’unità. Davanti all’antica chiesa di Santa Ciriaca a Paphos, luogo di culto ortodosso aperto anche a cattolici e anglicani, mentre il vento gli scompiglia il ciuffo bianco, il papa chiede a più riprese di pregare per la piena comunione, perché «l’unità di tutti i discepoli di Cristo è un dono da implorare dal Padre». Il cammino è difficile, ma proprio qui a Cipro il dialogo ha un paladino convinto nell’arcivescovo ortodosso, quel Crisostomo che è amico del papa di Roma così come del patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo e del patriarca di Mosca Cirillo. Fra tutte le strade che portano all’unità dei cristiani, una delle più importanti passa sicuramente da questa isola bella e tormentata.

© Copyright Europa, 5 giugno 2010 consultabile online anche qui.

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