mercoledì 28 luglio 2010

Vaticano, stretta su short e gonne corte (Corriere). Beh, direi che era ora...


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Mi stupisco dello stupore. Chi entra nella Citta' del Vaticano accede a luoghi sacri, non alla spiaggia.
R.

LE REGOLE, IL DECORO

Vaticano, stretta su short e gonne corte
«Visitatori coperti anche alle poste»


Norme più severe, un sito australiano: rigore esteso a tutta la Città, più colpiti i romani che vanno in farmacia

ROMA - «I signori turisti sono pregati di coprirsi». E non soltanto nella basilica. Il Vaticano lancia una nuova campagna per il decoro entro le mura papali. I turisti vestiti in maniera non approriapriata vengono in questi giorni invitati ad allontanarsi - riportano una serie di blog - oppure a coprirsi adeguatamente. Anche se non devono accede alla chiesa di San Pietro ma vogliono semplicemente visitare i musei o accedere alla farmacia o all'ufficio postale della Città del vaticano.

COLPITI ANCHE I ROMANI - Lo riporta il sito internet del giornale australiano «Herald Sun», subito ripreso dal diffuso quotidiano online di informazione specializzata eTurboNews. «Ci si deve coprire prima di entrare nella Città del pontefice - scrive il giornale di Melbourne - e l'avviso vale anche per chi vuole semplicemente circolare nella piccola cittadella murata. Ma la cosa sembra colpire più i romani abituati ad entrare nello Stato papale per accedere alla posta o al supermercato, che non i turisti». Perchè la stretta sui costumi riguarda tutti. Nel mirino delle severe guardie ci sono soprattutto pantaloncini corti degli uomini, gonne sopra il ginocchio e scamiciati delle signore. Molti visitatori vengono respinti e invitati a recarsi nei negozi di Borgo per acquistare scarpe e scialli nonché pantaloni lunghi.

«RIVENDETEVI I PANTALONI» - «L'abbigliamento succinto è da anni vietato in San Pietro - spiega l'Herald Sun - ma le autorità vaticane sembrano ora intenzionate ad adottare la tolleranza zero in tutta l'area. Un blog turistico consiglia: «Maglietta e jeans vanno bene; se ne siete sforniti compratevi un paio di pantaloni da jogging per 10 euro in un negozio della zona e, quando uscite da Città del Vaticano, rivendeteli ad altri turisti». E l'agenzia Ansa precisa: nella città pontificia non si può entrare a spalle scoperte o in pantaloncini corti. La regola viene adesso applicata, seppur con un margine di elasticità, anche a tutti coloro che , per motivi di lavoro, salute, compere, varcano il confine della Città pontificia.

L'INGRESSO DI S.ANNA - «Sapete come funziona qui?» è la domanda di rito delle giovani guardie svizzere a chi entra in abiti troppo estivi all'ingresso di Sant'Anna, il posto di frontiera tra Roma e il Vaticano, attraversato ogni giorno da migliaia di persone. I più pensano che si tratti di una domanda burocratica e si affrettano ad esibire la ricetta medica (per accedere alla farmacia) o la tessera per andare a fare la spesa all'annona. Ma le guardie svizzere scuotono la testa e spiegano quale è il punto: «Questa è la Città del Vaticano e per ragioni di rispetto non si accede a spalle scoperte o in pantaloni corti».
Ma c'è chi insiste: alla farmacia vanno spesso persone anziane che attraversano Roma, anche con il caldo torrido di queste settimane, per risparmiare qualche euro sui medicinali o per trovare farmaci irreperibili in Italia. «Sono arrivata qui da Centocelle e mi volete rimandare indietro?» si lamenta la signora Maria, una ultrasettantenne vestita, in un casto abito a fiori, privo però di maniche. Le guardie svizzere sbuffano ma chiudono un occhio. «La prossima volta si ricordi di non venire più abbigliata in questo modo». La signora Maria alza gli occhi al cielo: «Con tutti gli scandali che riguardano la Chiesa, possibile che si venga a fare la morale sui vestiti senza maniche?», commenta a voce alta.

© Copyright Corriere online

Cara signora anziana, se gli scandali le fanno cosi' schifo, si compri le medicine nel suo quartiere, o sbaglio?
Non mi pare che portare uno scialle nella borsa sia cosi' faticoso...
Se fossi stata una Guardia Svizzera, sentita la battuta, avrei rispedito la gentile signora all'ingresso. Ma per la fortuna di tanti io non sono una Guardia e, piu' in generale, non lavoro in Vaticano :-)

R.

35 commenti:

Anonimo ha detto...

corriere online e repubblica online hanno avuto la malizia di riportare lo sciocco commento di quella anziana signora di nome, guarda caso, Maria.
Alessia

Anonimo ha detto...

Se siamo al punto del fritto e rifritto pur di parlare del vaticano... :)

Anonimo ha detto...

Se siamo al punto del fritto e rifritto pur di parlare del vaticano... :)

Anonimo ha detto...

Il vestito migliore per ripararsi dal caldo è l'ampio caftano arabo e la pezza in testa (sperimentato). Eufemia

Anonimo ha detto...

Guardate che non è una mera questione di colore. Per tanti benpensanti è giusto far la guerra in Afghanistan per togliere il burka alle donne. Anche se ce l'hanno da secoli.

sam ha detto...

Grande!
Speriamo che l'esempio venga preso da quei preti che lasciano entrare di tutto in Chiesa e da tante "pie donne" smanicate.
E si ricominci ad insegnare il rispetto per il luogo sacro ai bambini, sin dall'inizio.
Ma c'è di peggio oggi delle mini e delle spalline, quanto a buon costume.
Mi sono sentita in imbarazzo vedendo giovani cattoliche e anche cattolici privi di ogni pudore e buon gusto esibire gli slip e la riga infranaticale al di sopra dei pantaloni a vita bassa... doppiamente pensando all'immagine che diamo di noi stessi ai musulmani in visita ai nostri luoghi sacri! Per forza sono convinti di conquistarci a breve!
Una volta ho visto in un famoso Santuario una "signora" che ha avuto il coraggio di entrare in Chiesa in costume da bagno avvolta solo in un pareo trasparente, ma ringraziando Dio i frati l'hanno cacciata senza mezzi termini.
Sono convinta che oggi un problema sia la mancanza della correzione fraterna.
Ci si sente più colpevoli a correggere che a non farlo, dimentichi del fatto che Dio maledì Eli, il piisimo e mite sacerdote che unse Samuele, "perchè sapeva che i suoi figli disonoravano Dio e non li ha puniti", ma si era limitato solo a far loro un piissimo e innocuo predicozzo.
Sono rimasta malissimo a scoprire che il nuovo Catechismo della Chiesa Cattolica si è "dimenticato" di citare l'ammonizione dei peccatori tra le opere di misericordia spirituale, contravvenendo a tutta la tradizione.
La cultura del coodo laissez-faire, contro il principio di ordine e autorità, ha massacrato la nostra società. Si è passati da un estremo all'altro, mentre il giusto stava nel mezzo.

Anonimo ha detto...

Cara Raffaella,
"Non comprendo" il senso del tuo intervento. In una Chiesa Cattolica dove molti (troppi) preti (ed anche qualche vescovo) girano con abiti trasandati e senza segni distintivi della loro condizione di religiosi consacrati, "fare la guerra" ai turisti (meglio alle turiste) accaldate che in estate, sotto il solleone, vogliono visitare (e magari, anche, pregare nelle Chiese)mi sembra un "anacronistico" ritorno all'oscurantismo. Un tempo uomini e donne, d'estate, erano si vestiti intieramente quando entravano in Chiesa, ma in compenso puzzavano come caproni. E' assurdo pretendere nel 2010 che una donna moderna, attenta alla sua immagine, al "suo odore" giri per la città e frequenti le chiese vestita come le donne "sottomesse" islamiche, bardate come puzzolenti cavalli da circo. Su andiamo! Il punto della questione non dipende da qualche centimetro in più od i meno di epidermide (soprattutto femminile). Il cattolicesimo del 2010 ha bisogno di preti e vescovi coerenti, che non "si vergognino delle loro vesti" e le esibiscano pubblicamente; la nostra disastrata epoca religiosa, più che di fare la guerra alla minigonne, ed alle braccia scoperte, ha bisogno di religiosi coerenti che shiano modelli di fede e modelli di buon esempio per gli altri. Ma "parlare alla nuora" (nella specie le signore leggere d'abito, che entrano in chiesa)perché "la suocera intenda" (i preti che continuano imperterriti ad infischiarsene delle direttive religiose (peraltro molto scarse, da quanto sembra) im materia di abbigliamento e segni distintivi del ruolo) a me sembra proprio "un discorso ipocrita" (mi sia consentito un giudizio vigoroso: in stile curiale).
Con preti in abiti civili, che talvolta aprofittano della mimetizzazione d'abito, per frequentare donne (prostitute comprese) ed uomini di incerte tendenze sessuali, non mi pare che sia assolutamente il caso di scatenare "l'inquisizione" contro le donne che al posto di "puzzare" preferiscono abiti leggeri.
Il peccato "di lascività", più che nel modo di vestire delle donne, sta nel disturbo psicologico-sessuale degli uomini ( talvolta preti compresi) che non riescono ad interiorizzare "razionalmente" (senza turbamenti) qualche aspetto estetico femminile.
Molti anni or sono mi cpaitò di assistere a Riccione, in estate, in tempo di vacanze, ad una messa serale all'aperto, nella quale le numerose donne presenti, di ritorno dalla spiaggia pomeridiana, erano frequentemente poco vestite e "piuttosto trasparenti" nei già scarsi costumi da bagno o roba simile. Nessuna "persona normale" ne uscì scandalizzata, anche perché in molti sorse spontanea una domanda: se queste donne, dopo la spiaggia, di domenica, con molte altre occasioni di attrazione, scelgono comumque di "venire a messa", è evidente che in loro c'é un desiderio di fede; non credo che nel giorno del giudizio il buon Dio "le fustigherà" a sangue perché esibivano parte delle loro grazie.

Raffaella ha detto...

Credo che il senso del mio discorso stia proprio nell'ultimo post.
Non mi pare che uno scialletto possa rappresentare un ostacolo insormontabile.
R.

Maria ha detto...

Quoto Raffaella!

Da turista, che gira in estate, con caldi torridi come quelli romani, posso tranquillamente dire che la sciarpa maxi (rigorosamente nera, di cotone NON trasparente), non mi ha mai "appesantito il braccio", portandola annodata alla borsa, e sulle spalle per entrare in Chiesa.

Anzi, sarebbe ora che in tutte le parrocchie prendessero esempio (meglio tardi che mai).
Abitando al mare, mi sono stufata da un pezzo, di vedere in Chiesa gente che pare vada al falò sulla spiaggia....

La faccenda della signora Maria, lascia però intendere una cosa (che mi fa più stupefatta dello stupore per la notizia in sè!): ormai, sono più "hippie" gli arzilli settantenni, che noi di meno di trent'anni!

medievale ha detto...

eh già, è noto che un coprispalle di cotone fa puzzare come capre....
perché poi buttare sempre il discorso sulla nuova caccia alle streghe? Mi pare di capire che anche ai signori uomini sia vietato entrare in bermuda, shorts, costume-boxer et similia. Almeno ce n'è per tutti, a differenza del burqa, con cui il paragone non regge. Anche perché alle signore burqate, magari è il caso di ricordarlo, è completamente interdetta l'entrata nel luogo di culto di appartenenza. Quelli che non esitano ad accettare e importare, in nome del rispetto "per tutti" ogni usanza religiosa, anche in fatto di abbigliamento, cadono improvvisamente nell'oblio quando si tratta della religione cattolica, per la quale, stranamente, il rispetto non vale più, e deve essere sostituito dall'unico principio sessantottino del "vietato vietare".

laura ha detto...

La Chiesa esige rispetto. Una volta c is metteva l'aabit della festa per andare alla Messa, ora sembra che si vada al mare. E' un atto di rispetto e ci si dovrebbe vestire decenteente anche in città. Non s ente meno caldo se si va in fgiro più nud che vestitti. C'è un limite di decenza che va rispettato ovunque. personalmentme son d'accordo con il rigor vaticno che vorrei venise adottato in ogni luogo sacro. In verità, non mi son piaciuti nepopure i ragazzi che hanno incontrato e abbracciato il Papa in jeans e maglietta. Se avete notato, nella Repubblica Ceka (paese ateo!!!!)e in Polonia, hanno un altro atteggiamento. Qui, siamo un po' troppo sciolti. Non abdrei eppure all'angelus del Papa in canottiera e pantaloncini da mare.

Anonimo ha detto...

Raffa cosa ne pensi di questo articolo su Limes?
http://temi.repubblica.it/limes/stato-e-chiesa-declini-paralleli/13952
Alessia

Anonimo ha detto...

Ti segnalo anche questo
http://www.tempi.it/opinioni/009614-quella-cura-della-chiesa-che-non-va-mai-ferie
Alessia

Miserere ha detto...

Ogni cosa al loro posto! Il Vaticano è un luogo sacro per noi cattolici. La stessa cosa si dica delle chiese. Tutti, non soltanto le donne, ma anche gli uomini, devono avere rispetto per questi luoghi e quindi indossare l'abbigliamento adatto. Era ora che iniziassero con la tolleranza zero anche sotto questo aspetto.

Raffaella ha detto...

Veramente pessimo l'articolo di Limes.
Dimostra di non avere capito nulla di Benedetto XVI.
Inoltre insistere continuamente sulla crisi aperta dopo il pontificato carismatico di Wojtyla potrebbe farci pensare che alcuni Papi godono di una certa immunita' mediatica e questo non depone certamente a favore di stampa e televisione.
R.

Alice ha detto...

E' tutto tolleranza zero per voi..

Anonimo ha detto...

Non solo, Raffa, cade in paragoni assolutamente impropri. Il declino dello Stato non è assimilabile con la crisi della Chiesa iniziata ben prima dell'elezione di Papa Benedetto XVI e abilmente sottaciuta e coperta dal cosiddetto carisma mediatico di Papa Wojtyla. Inoltre, hai ragione, l'autore ragiona troppo per schematismi geopolitici per capire Benedetto.
Alessia
Alessia

sam ha detto...

Il post dell'anonimo crociato anti-oscurantista mi ha fatto ridere da matti....

Confesso che nella mia vecchia vita ho messo un sacco di minigonne, stavo in spiaggia in topless e mi è capitato di frequentare persino spiagge di nudisti e tutte queste cose mi sembravano la cosa più naturale del mondo, senza nessuna implicazione di tipo psico-sessuale.
Quando il Signore si è fatto conoscere e si è preso cura di me, non mi ha affatto fustigato a sangue, ma c'ha impiegato pochissimo ad insegnarmi pudore e sobrietà.
La vita spirituale ti cambia dentro e conseguentemente anche fuori. Per questo è importante l'abito, non per ciò che copre, ma per ciò che svela. L'abito civile espone la mondanità e il grado di mondanità di chi lo indossa, l'abito religioso svela l'appartenenza spirituale.
Anche dall'abito si capisce se uno vive secondo la carne o secondo lo spirito.
Resta il fatto che anche prima della conversione, quelle poche volte che frequentavo la Chiesa, cercavo di coprirmi adeguatamente, perchè il rispetto e il buon gusto hanno un senso anche per chi non coltiva una particolare vita spirituale ed anzi l'eleganza, che si dimostra soprattutto nel vestire appropriati al contesto, ha valore soprattutto in ambiente mondano.
Anche per chi non ha fede, esistono delle regole sociali, ma è proprio vero che il relativismo fa regredire l'uomo ad uno stato di irrazionalità e di legge della giungla, come Platone aveva già ben dimostrato nel suo "Gorgia".
In ogni caso avrei ritenuto e riterrei appropriato ed educativo qualsiasi intervento che mi avesse chiesto con garbo di adeguare il mio abbigliamento alle regole di un luogo.
Ad esempio, in quasi tutte le religioni ti fanno togliere le scarpe prima di entrare in un tempio e nessuno grida allo scandalo, anche se togliendo le scarpe i piedi spesso puzzano...
:-)
Credo di non avere qualche "disturbo psico-sessuale" o isitinti torquemadeschi se dico che la moda che fa tener fuori in vista a ragazze e ragazzi la riga del sedere, non in spiaggia, ma per le strade e a scuola (figuriamoci in Chiesa!) mi fa letteralmente schifo.
Infine, tutto ciò non toglie che anch'io riterrei appropriato ed educativo che prima di tutto fossero sacerdoti, religiosi e religiose ad essere ricondotti dai superiori ad adeguare il loro abitus - mentale, comportamentale e materiale - al loro status.
Ma credo che prima ci sia da lavorare molto sulla comprensione dello status ed è quello che sta facendo il Santo Padre.

laura ha detto...

Letto l'articolo segnalato da anonimo. Non comment a parte un'esclamazione inevitabile suscitata dall'ultima parte (pontificato carismatico di Giovanni Paolo II...). Che palle!!!!!

Alice ha detto...

Appunto Sam, io che non sono convertita non ho avuto una vita precedente in cui andavo in topless e minigonna, ma mi è capitato di andare a messa con un paio di bermuda d'estate e nessuno mi ha mai richiamato (nemmeno la mia nonna super cattolica).
Onestamente obbligare tutti ad entrare in Vaticano (non andare in udienza dal papa ma entrare) con il caftano mi pare esagerato..

Raffaella ha detto...

Un semplice scialle ed un abbigliamento adeguato non fanno male a nessuno.
Spezzo una lancia a favore della mia diocesi (quella di Milano): ci sono persino dei cartelli che invitano ad entrare in chiesa con un abbigliamento adeguato.
R.

Alice ha detto...

Si ma la signora Maria ultrasettaentenne non era in topless, aveva un vestito normale e andava in farmacia. Che si imponga lo scialle per andare in farmacia mi pare davvero esageratissimo. Onestamente con tutto quello che è successo queste battaglie le eviterei.

Raffaella ha detto...

Eh si'...con "tutto quello che e' successo" la Chiesa deve solo tacere e consentire tutto.
Non si tratta di una battaglia, ma del richiamo al buon gusto ed alla buona educazione.
Qualcuno deve pur tornare ad insegnarceli.
R.

Anonimo ha detto...

Sono d'accordissimo con Raffaella. Portarsi uno scialle non costa niente. E poi per favore non diciamo cavolate! Vestirsi con un certo decoro non vuol certo dire vestirsi di tutto punto con abiti pesanti che fanno sudare e puzzare. Con tutta la scelta che c'è nei negozi! E comunque nessuno è obbligato ad andare in Vaticano - e farmacie ce ne sono per tutta Roma...

Anonimo ha detto...

E poi la parola "consentire" riguardo all'abbigliamento suona malissimo

Alice ha detto...

Che poi, se al Papa è andato benissimo (e ci mancava solo questo dato che è una persona intelligente) ricevere i ragazzi in jeans (come li doveva ricevere??) non si capisce perché non dovrebbe andare bene a voi.

Alice ha detto...

Ma cosa c'entra la buona educazione con l'andare in estate in una piazza senza maniche?? Capisco una ragazza con pantaloni inguinali, ma che sia richiamata una donna anziana onestamente non lo approvo affatto.

Raffaella ha detto...

Ma dai!
I jeans vanno benissimo! Chi ha mai detto il contrario?
R.

Alice ha detto...

Laura alle 16,49. Su non dico che uno deve andare in San Pietro in costume chi lo ha detto mai? E' una questione di buon gusto ma andare a rimproverare le vecchiette che vanno in farmacia...

sam ha detto...

Alice è certo che tu sei molto più brava di me, ma mi spiace che non sei una convertita perchè convertirsi è una cosa benefica e a me piace talmente tanto che da quando ho cominciato non ho più smesso...
Qui nessuno sta dicendo che bisogna andare a Messa in cafetano.
Si sta dicendo di non andare in calzoncini corti e completamente smanicati.
Poi se c'è una Chiesa in una località balneare, qualche deroga sui bermuda e sulle magliette, sempre salvaguardando il decoro, si può fare, ma non vedo perchè uno debba voler imporre alla Città del Vaticano - il centro della cristianità - le sue regole mondane. E lo stesso in un Santuario o in altri luoghi sacri.
Quello che volevo dire con la mia testimonianza è semplicemente che ci si dovrebbe arrivare anche solo per una questione di buon gusto e rispetto, al di fuori di qualsiasi "bigottismo".
Purtroppo ho avuto modo di constatare che spesso le persone che non hanno ancora conosciuto l'amore di Dio e che non frequentano la Chiesa, quando per qualsiasi ragione hanno a che farci, mantengono atteggiamenti di maggior rispetto reverenziale (non so se si possa chiamar anche timor di Dio) di tanti cattolici adulti e democratici che vogliono fare della Chiesa quel che pare e piace a loro. Si comincia con le spalline e si arriva a demolire tutto il resto.
Per me vale una regola universale per tutti: se vuoi entrare a casa d'altri, ne rispetti le regole.
Come dice Raffaella, se alla signora le regole del Vaticano non vanno bene, vada a far spesa da qualche altra parte.
E questo vale per tutto, figurativamente e sostanzialmente. Nessuno ci obbliga a entrare e stare nella Chiesa - "volete andarvene anche voi?" dice Gesù - se ci si sta, ci si adegua.
Se poi la Chiesa è la tua casa, beh allora a maggior ragione vigono le regole del Capofamiglia.
Troppo comodo star dentro, pretenderne la protezione e i benefici e poi far quel che si vuole. Quel che diceva Vallini.
Ma se non siamo disposti ad accettare neppure un'obbedienza così minima e indolore, come potremo mai piegarci a seguire regole molto più impegnative?
E poi ce la prendiamo con i sacerdoti! Ma in realtà la mentalità che sottende a certi "sbracamenti" è la stessa, quella della Chiesa fai da te.
Proprio l'altro giorno nel Santuario ambrosiano che frequento io - con tanto di cartello esposto come dice Raffaella - un sacerdote ha ripreso con garbo una "pia" signora che gli ha inveito contro puntando i piedi sul suo "diritto" a stare in Chiesa come vuole.
Bell'esempio di obbedienza e devozione!
Se non siamo più capaci di piegarci da soli al Dio Padre dell'Amore e della Misericordia, ci penserà l'uomo a schiacciarci per bene: basta una generazione o due e vedrete che tutte quelle che oggi non si mettono uno scialletto per entrare in Chiesa, se lo metteranno persino in testa per paura... fatevi un giro nei Balcani per vedere cosa ci aspetta.

Anonimo ha detto...

Le cattoliche "fondamentaliste" che in buona fede sono entrate sull'argomento dimenticano un aspetto molto importante: in quasi tutti i matrimoni religiosi la sposa e spesso molti invitati, testimoni femminili compresi, esibiscono al vento "larghissime porzioni di tette", anche sotto il naso del prete celebrante dal quale poi ricevono la comunione.
Allora, come la mettiamo? Se una donna, magari anziana, entra in Chiesa a braccia scoperte offende il pudore (strano concetto di pudore, questo); se la sposa, le testimoni, le invitate esibiscono abbondanti porzioni scoperte di tette, di schiena, di cosce, questo è tollerato, solo perché il celebrante "incassa" i compensi "volontari" (ma generalmente consistenti) del matrimonio?
Allora non è giusto che la Chiesa usi una doppia morale "estetica"; se essa è spesso incoerente nei suoi giudizi sul vestiario in chiesa, non sia ipocrita. O vieta tutto, compreso l'esposizione delle ipertrofie mammarie, dei lati b in caduta verticale, delle gonne scosciate in versione (vedi e non vedi) oppure, ripeto, fornisca pure consigli utili sul vestiario in chiesa, ma non faccia battaglie di retroguardia di tipo fondamentalista. Il cristianesimo è religione di libertà repsonsabile. Non è "sottomissione" delle donne alle pretese maschiliste degli islamici e dei mullah.!

Raffaella ha detto...

Mai vista una cosa del genere!
Di solito ci si copre con un velo che poi viene tolto fuori dalla chiesa.
Almeno da me si usa cosi'...e io sono ambrosiana!
R.

Anonimo ha detto...

Cara Raffaella,
sarai pure ambrosiana, ma probabilmente non hai una memoria recente di matrimoni religiosi e di invitati al matrimonio, dove c'è di tutto e di più, in materia di "estetica femminile". Se non l'hai notato è perché eri concentrata sulle preghiere e dei "vari armamentari seduttivi femminili" non te ne sei curata. Onore al merito per te, che sai pregare senza divagare. Ma se mai ti capitasse in futuro di assistere a qualche matrimonio, fa più attenzione e vedrai robuste esibizioni di "armamentari del narcisismo femminile", ben più consistenti delle braccia scoperte (e flaccide) delle vecchiette accaldate, che, ti assicuro, non "seducono e disturbano nessuno".
D'altronde, carissima, se non hai la memoria corta, potrai benissimo ricordare "matrimoni in chiesa" di donne di spettacolo (con una vita immorale alle spalle e con diffusi calendari in versione nudista integrale), che non solo si sposano (forse per convenzione, forse per pubblicità) in chiesa, con "poderosi decolleté" ed altri dettagli che trascuro, ma che si portano al seguito molte amiche (di spettacolo) con abbigliamenti molto disinvolti e scarsamente coprenti). Queste "tendenze", peraltro, non riguardano solo le donne di spettacolo; ormai - ma da tempo - sono diffuse ovuque. Dunque la Chiesa che deve fare? Cacciare i matrimoniandi cristiani per l'epidermide superfla, allontanando altra gente dalla fede; o accettare - come in realtà succede - qualche superficialità dei convenuti?.
Però, allora, è inutile, per la Chiesa, apparire rigorosa con le donne (magari anziane) dalle spalle scoperte ed accogliere le spose (e le attrici) che esibiscono il seno (magari rifatto con mastoplastica additiva).
Tu, cara, parli di "velo sopra il vestito"; ma sai meglio di me che quei veli sono del tutto superflui, perché, anche quando ci siano, non coprono proprio nulla, lasciano intravedere tutto il contenuto sottostante e non nascondono le "grazie" (un tempo si diceva, nascoste) scoperte femminili.

Raffaella ha detto...

Sara'...l'ultimo matrimonio a cui sono andata risale al 30 aprile 2009 e non ho visto nulla di tutto cio'...
R.

Alice ha detto...

Capita Raffaella, a volte capita che la sposa sia scollata. A me è capitato. Il nostro parroco anni fa ha sposato la sorella di una mia amica quasi costretto, perché aveva veramente esagerato.
Però quando ti trovi questi casi che fai?? Se la sposa non ha buon gusto e buon senso non è che puoi annullare tutto..