giovedì 18 febbraio 2010

Il Messaggio del Papa per la Quaresima: «L'ingiustizia non ha radici solo esterne: il germe del male sta dentro il cuore dell'uomo» (Accornero)


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Il Papa: "Conversione è andare controcorrente, dove la “corrente” è lo stile di vita superficiale, incoerente ed illusorio, che spesso ci trascina, ci domina e ci rende schiavi del male o comunque prigionieri della mediocrità morale. Con la conversione, invece, si punta alla misura alta della vita cristiana, ci si affida al Vangelo vivente e personale, che è Cristo Gesù...L’uomo è polvere e in polvere ritornerà, ma è polvere preziosa agli occhi di Dio, perché Dio ha creato l’uomo destinandolo all’immortalità" (Catechesi)

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«L'ingiustizia non ha radici solo esterne: il germe del male sta dentro il cuore dell'uomo»

Pier Giuseppe Accornero

Forte dell'esperienza di fede, «il cristiano è spinto a contribuire a formare società giuste, dove tutti ricevono il necessario per vivere secondo la propria dignità di uomini e dove la giustizia è vivificata dall'amore». Che la Quaresima – tempo penitenziale che culmina nella Pasqua che celebra la pienezza della carità e della salvezza – «sia per ogni cristiano tempo di autentica conversione e di intensa conoscenza del mistero di Cristo, venuto a compiere ogni giustizia».
Per la Quaresima 2010, che inizia oggi con l'imposizione delle ceneri, Benedetto XVI ha scelto il tema «La giustizia di Dio si è manifestata per mezzo della fede in Cristo», che è una frase della lettera di San Paolo ai Romani (3,21-22). Prosegue così idealmente, il Papa, un itinerario catechistico di fede, iniziato nel 2006 quando trattò nel messaggio quaresimale della compassione, proseguito nel 2007 dal tema dell'amore di Dio – continuazione della prima sua enciclica «Deus caritas est» (25 dicembre 2005) –, nel 2008 dalla povertà, argomento reso più grave e urgente dalla crisi economica globale che continua a colpire l'umanità, nel 2009 dal digiuno e dalla sobrietà.
Quest'anno, dunque, la giustizia.
Secondo il suo stile professorale, Ratzinger spiega che il termine «giustizia» nel linguaggio comune significa «dare cuique suum, dare a ciascuno il suo», anche se la definizione non precisa in che cosa consista quel «suo» da assicurare a ciascuno perché «ciò di cui l'uomo ha più bisogno non può essergli garantito per legge, e per godere di un'esistenza in pienezza, gli è necessario qualcosa di più intimo». Se sono «certamente utili e necessari i beni materiali» – perché Gesù ha guarito i malati, sfamato le folle «e condanna l'indifferenza che anche oggi costringe centinaia di milioni di essere umani alla morte per mancanza di cibo, di acqua e di medicine» – ma «la giustizia distributiva non rende all'uomo tutto il "suo" che gli è dovuto. Come e più del pane, egli ha bisogno di Dio».
Papa Benedetto XVI si chiede da dove viene l'ingiustizia e risponde con Gesù: «Dal di dentro, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male». Così smentisce il luogo comune «di individuare l'origine del male in una causa esteriore», nelle strutture si diceva ai tempi della contestazione. Spiega il Pontefice: «Molte delle moderne ideologie hanno questo presupposto: poiché l'ingiustizia viene "da fuori", affinché regni la giustizia è sufficiente rimuovere le cause esteriori che ne impediscono l'attuazione. Questo modo di pensare è ingenuo e miope. L'ingiustizia, frutto del male, non ha radici esclusivamente esterne; ha origine nel cuore umano, dove si trovano i germi di una misteriosa connivenza col male».
Il ragionamento scende in profondità: «Aperto al libero flusso della condivisione, l'uomo avverte in sé una strana forza di gravità che lo porta a ripiegarsi su se stesso, ad affermarsi sopra e contro gli altri: è l'egoismo, conseguenza della colpa originale».
Nella Bibbia è spiegato il legame profondo tra fede in Dio e giustizia verso il prossimo, perché il termine «giustizia» da una parte significa «accettazione piena della volontà di Dio» e dall'altra «equità nei confronti del prossimo, in modo speciale del povero, del forestiero, dell'orfano e della vedova. Ma i due significati sono legati, perché il dare al povero non è altro che il contraccambio dovuto a Dio, che ha avuto pietà della miseria del suo popolo».
Ecco perché Dio è attento al grido del misero e chiede giustizia verso il povero, il forestiero, lo schiavo. Osserva il Pontefice: «Per entrare nella giustizia è necessario uscire da quell'illusione di autosufficienza, da quello stato profondo di chiusura, che è l'origine stessa dell'ingiustizia».
L'annuncio cristiano risponde positivamente alla sete di giustizia dell'uomo, come afferma Paolo ai Romani: «Si è manifestata la giustizia di Dio per mezzo della fede in Gesù Cristo, per tutti quelli che credono». Dunque la giustizia viene dalla grazia perché «la giustizia divina è profondamente diversa da quella umana» e «convertirsi a Cristo e credere al Vangelo significa uscire dall'illusione dell'autosufficienza per scoprire e accettare la propria indigenza e il perdono e l'amicizia di Dio».

© Copyright Eco di Bergamo, 17 febbraio 2010

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