giovedì 5 agosto 2010

La Francia cattolica è viva nonostante la crisi. Realtà radicata nella società che resiste al calo di vocazioni e alle spinte anticlericali (Mucci)


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Realtà radicata nella società che resiste al calo di vocazioni e alle spinte anticlericali

La Francia cattolica è viva nonostante la crisi

Pubblichiamo qui di seguito ampi stralci di un articolo riportato sull'ultimo numero de "La Civiltà Cattolica" intitolato Come sta la Francia cattolica?

di Giandomenico Mucci

La cultura moderna è stata profondamente segnata dal progetto di liberare l'uomo occidentale attraverso la negazione e il superamento dei dogmi cristiani: l'ateismo come principio di liberazione umana.
La filosofia idealistica tedesca ha elaborato il concetto di alienazione. Per riportare l'uomo a se stesso, bisogna sottrarlo a ciò che lo aliena, a ciò che lo porta fuori dal mondo, ossia innanzitutto alla superstizione religiosa. Dopo Hegel, gli intellettuali europei, non il popolo, non potranno più dirsi cristiani, così come, dopo Voltaire e Rousseau, gli stessi intellettuali non avevano più potuto accettare un principio di autorità non sottoposto al vaglio della raison. È stato in Francia che si è scardinato il vecchio ordine politico e sociale. È stato in Francia, con Voltaire e gli enciclopedisti, che è cominciata la guerra contro la Chiesa, continuata con mezzi meno violenti, per opportunismo politico, dal liberalismo del secolo seguente. Il secolo xx è stata un'epoca di tali sanguinose tragedie da spegnere di volta in volta, e definitivamente, i miraggi del passato: i lumi della raison, la fede nella filosofia, la fiducia nella storia che avrebbe dovuto dare un senso alla vita.
Che cosa ha significato questa mutazione epocale per la Chiesa francese? È una domanda abituale da parte di quei cattolici italiani che sono consapevoli dell'immenso patrimonio di santità, di idee, di arte e di cultura nato in terra francese e diventato patrimonio della Chiesa universale. Ci si affida solitamente alle indagini sociologiche. In Italia sono molto seguite quelle dirette da Danièle Hervieu-Léger, direttrice dell'"École des hautes études en sciences sociales" di Parigi. Ma qualche suo collega italiano, come Luca Diotallevi, professore di Sociologia all'Università di Roma Tre, avanza dubbi sui modelli e le premesse della ricercatrice francese e sulla sua capacità di confrontarsi con l'odierna letteratura scientifica sociologica. Comunque, il lettore ordinario di tali studi si ritrae con la penosa impressione che lo stato della vita di fede nei Paesi di antica cristianità sia pressoché catastrofico e irrecuperabile. È l'impressione derivante dalle fredde percentuali statistiche. Per quanto riguarda la Francia, si ha "la sensazione di un muro che crolla", come ha detto il cardinale Philippe Barbarin, arcivescovo di Lione.
Alcuni dati possono servire da campioni di una situazione. Nel 1948 i sacerdoti francesi superavano le 42.000 unità. Nel 2007 erano meno di 20.000 e l'età media era superiore ai 60 anni. Nel 1996 i seminaristi francesi erano 1.050. Oggi sono 741. Nel 2002 soltanto 116 giovani sono entrati in seminario. Nel 2008 sono stati 139. Nel 2007, in 50 diocesi francesi non ci sono state ordinazioni sacerdotali e in 24 diocesi soltanto una. La regione di Léon e Quimper, in Bretagna, era chiamata una volta terre des prêtres. Ancora negli anni Sessanta del secolo scorso, le diocesi della Bretagna avevano più di 1.000 sacerdoti e ne offrivano altrettanti ai territori di missione nel mondo. Oggi, il clero bretone conta 307 sacerdoti, in maggioranza già ultrasessantenni, con una media di cinque seminaristi per diocesi. E in tutta la Francia le parrocchie sono ormai accorpate, servite da parroci itineranti. Soprattutto in campagna le chiese sono vuote. Ordini e congregazioni religiose, un tempo celebri e fiorenti, mancano di vocazioni.
Sta allora per finire la Chiesa in Francia? C'è chi lo pensa, e sono soprattutto intellettuali. È certamente un fenomeno preoccupante il calo della frequenza alle liturgie e degli esercizi più semplici della vita cristiana. Ma l'osservatore deve anche tener conto di quanto avviene nelle grandi parrocchie popolari e in quelle delle aree suburbane. Il padre Jean-Miguel Garrigues, domenicano, che vive in Francia, dice: "C'è un popolo che ha una fede molto semplice e spesso rimane fuori anche dalle organizzazioni parrocchiali: frequenta i luoghi di pellegrinaggio, s'innamora dei santi francesi, entra in chiesa per una preghiera, ma poi magari non partecipa alle messe e non ascolta le omelie, le trova troppo complicate. Forse la Chiesa francese negli ultimi decenni ha sacrificato questo cristianesimo popolare, quando tutti cercavano il "cristianesimo adulto"".
Sono osservazioni che riguardano anche i molti immigrati che fanno parte della società francese. Ci sono poi le comunità create dai nuovi movimenti. C'è chi li considera come la vera risposta cristiana alla decristianizzazione e c'è chi, più criticamente e obiettivamente, attribuisce loro un ruolo assai ridotto nella vita della Chiesa.
Degna di nota è l'opinione che Rémi Brague, professore di Filosofia medievale alla Sorbona, esprime con forza sull'idea che ci si fa, anche all'estero, della crisi della Chiesa in Francia: "Quello che dicono i gruppi di pressione viene presentato come la voce della Chiesa e del popolo cristiano. I discorsi e le parole d'ordine di queste lobby continuano a imperversare sui media con una specie di gioco dello specchio: i media non interpellano altro che i rappresentanti di questi gruppi di pressione, che a loro volta rispondono secondo il copione già predisposto per loro nel racconto mediatico della realtà. La realtà effettuale delle cose è forse più grave di quello che dicono certi gruppi di pressione, ma allo stesso tempo è meno grave di come talvolta la descrivono i media".
Ciò che siamo venuti finora dicendo ha trovato un conferma, da molti probabilmente imprevedibile e insperata, nel viaggio che il Santo Padre ha compiuto in Francia nel settembre 2008.
È stata l'occasione per avere un'immagine della Chiesa francese, viva, non condizionata dai media, non guardata con il filtro più o meno interessato degli intellettuali. "Le Parisien", "Le Monde", "Le Figaro", che non sono giornali ecclesiastici, "Libération", che è un foglio spesso anticlericale, hanno dovuto registrare con stupore sia l'interesse suscitato dalla parola del Papa sia le folle accorse ad ascoltarla.
Partecipando alla messa celebrata da Benedetto XVI sulla Esplanade des Invalides, il cardinale Barbarin, e con lui i commentatori televisivi, sono stati sorpresi dal silenzio e dallo spirito di interiorità che caratterizzava quell'assemblea di quasi 300.000 fedeli: famiglie con i figli, giovani, venuti dalla regione parigina e da altre regioni, gente venuta non per vedere il Papa, ma per pregare in una messa insieme con il Papa. A Parigi e a Lourdes. "Il fervore e la vitalità della gioventù cristiana sono apparsi impressionanti e i credenti effettivi sono senza dubbio dieci volte superiori a ciò che indicano le statistiche, come dimostrano tutti i viaggi di un Papa, qualunque sia il suo nome", ha scritto in quei giorni Henri Hude, direttore del "Centre d'Éthique" al "Centre de Recherches de l'Académie militaire de Saint-Cyr".
Si può, quindi, serenamente condividere il giudizio del cardinale André Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi: "A quelli che dicevano che i cattolici di Francia non erano in comunione col Papa è bastato guardare la folla che si assiepava al suo passaggio. In quella occasione è apparsa una realtà che abitualmente non si avverte. Bisogna valutare questo segnale. C'è tanta gente, comprese famiglie giovani, che vive in maniera semplice la propria fede in seno alla Chiesa cattolica. Un evento si può organizzare. Si può riempire Notre-Dame con 3.000 persone. Non è difficile. Si può riempire il sagrato davanti alla cattedrale con 10.000 persone. È un po' più difficile ma ci si può arrivare. Alla messa all'Esplanade des Invalides erano almeno 250.000. Avrebbero potuto rimanere con più comodità a casa, visto che la Messa come tutte le celebrazioni e gli incontri di quei giorni era trasmessa in televisione. Ecco, una cosa così non si fabbrica".
Lo storico Max Gallo, accademico di Francia, dopo essere stato testimone dell'accoglienza che i francesi hanno riservato a Benedetto XVI, ha dichiarato: "Merita una particolare riflessione anche la persistenza di un anticlericalismo, di un anticattolicesimo ancora forti ed espressi in nome della laicità, come se il mondo non fosse cambiato, la Francia non fosse cambiata, la Chiesa non fosse cambiata. Come se le ideologie secolari che trasformavano la politica in una sorta di religione non fossero crollate. Davanti a simili manifestazioni, se si chiudono per un attimo gli occhi, ci si potrebbe credere tornati al 1901. In ogni caso, si tratta di anticlericalismo e di anticattolicesimo molto marcati. Per fare un esempio, si tratta di ambienti pronti a inchinarsi di getto con grande benevolenza al momento della visita del Dalai Lama in Francia. Ma noto la discrezione con cui questi stessi ambienti, che invocano in modo costante i diritti umani, evocano i crimini commessi contro i cristiani in tutto il mondo".
Questa problematica s'intreccia con i ricorrenti dibattiti, non soltanto in Francia, sulla laicità: dibattiti che si sono riaccesi dopo i discorsi del presidente della Repubblica francese, Nicolas Sarkozy, al Laterano e all'Eliseo, quest'ultimo in occasione della visita pontificia. Per quanto riguarda la Chiesa, Sarkozy ribadiva, nel suo discorso al Laterano, che la Francia deve valorizzare e difendere la laicità, ma accettando le sue radici cristiane: "Mi auguro profondamente l'avvento di una laicità positiva, cioè di una laicità che, pur vegliando alla libertà di pensare, a quella di credere o non credere, non considera che le religioni sono un pericolo, ma piuttosto un punto a favore".
Come è stata accolta in Francia questa laicità positiva? Per Henri Hude, la laïcité, come è stata finora intesa, non voleva essere il mezzo per distinguere potere civile e potere religioso. Ambiva, invece, a unificare i due poteri sotto il pensiero illuminista eretto a filosofia dello Stato, per sradicare il cattolicesimo e per attribuire allo Stato il monopolio dell'educazione, della formazione dei costumi e delle leggi. La Repubblica si autoconcepiva come una comunità nazionale cementata da una fede filosofica tendenzialmente intollerante. Su questa realtà secolare, il progetto Sarkozy, la sua laicità positiva, si configura come relativizzazione dell'illuminismo, contestazione della sua pretesa di essere quasi la religione di Stato. L'illuminismo è declassato a una delle forze spirituali che agiscono nella società francese, la filosofia razionalista è destabilizzata. Pertanto si ritiene da alcuni che la Chiesa in Francia abbia recuperato un diritto sulla raison, avendo con ciò stesso il riconoscimento di fatto che l'uomo è animal religiosum. Non è poco in un Paese che, per tanta parte della sua storia, è stato lo stendardo dell'irreligiosità.
Secondo Jean Baubérot, presidente onorario della "École pratique des hautes études" di Parigi, la laicità, in Francia, è stata enfatizzata: da indipendenza dello Stato da ogni culto e clero per realizzare la libertà di tutti i culti e l'uguaglianza di tutti i cittadini dinanzi alla legge si è trasformata in rifiuto di qualsiasi espressione della religione nella sfera pubblica. È diventata la laïcité à la française. Per Baubérot, in questa evoluzione ha giocato la sua parte il nazionalismo francese. Soltanto il futuro mostrerà quanto il progetto Sarkozy sarà stato veramente recepito e quanta influenza potrà avere sui dibattiti in corso sulla famiglia, la bioetica, la politica, il riconoscimento pubblico della dimensione costitutivamente religiosa dell'essere umano. E quanto se ne avvantaggerà la Francia cattolica.

(©L'Osservatore Romano - 6 agosto 2010)

2 commenti:

Luisa ha detto...

I cattolici francesi credono al Paradiso?
Secondo un sondaggio CSA pubblicato da "la Vie" 44% dei cattolici e 79% dei cattolici praticanti credono al Paradiso ...che potrebbe anche essere presentato altrimenti e cioè: 56% dei cattolici e 21% dei cattolici praticanti dicono non credere al Paradiso !
E se si domandasse loro se credono all`Inferno?

http://tempsreel.nouvelobs.com/actualite/monde/20100805.REU6022/plus-d-un-francais-sur-trois-croit-au-paradis-selon-un-sondage.html

http://yvesdaoudal.hautetfort.com/archive/2010/08/05/les-catholiques-et-le-paradis.html

gemma ha detto...

il 21% che non crede nel Paradiso, quindi nella vita oltre la morte, in cosa crede?