giovedì 19 agosto 2010

Pakistan, appello del Papa per gli aiuti (Tamborlini)


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Pakistan, appello del Papa per gli aiuti

Nel Paese accuse alle autorità: troppi ritardi nei soccorsi agli alluvionati

Paola Tamborlini

ROMA

Il Papa lancia un appello in favore del Pakistan, invoca «sostegno», ma soprattutto «aiuti concreti» per un Paese in ginocchio, dove manca tutto: cibo, medicine, tende e, soprattutto, acqua potabile.
E se la comunità internazionale ha iniziato a sbloccare i fondi e le donazioni da parte dei governi continuano ad aumentare, crescono però anche le polemiche per i ritardi nei soccorsi a chi è scampato all'alluvione.
A loro, i pachistani rimasti senza casa e senza cibo, gli aiuti arrivano con il contagocce, non abbastanza in fretta.
Per questo in centinaia hanno manifestato, tra le strade alluvionate, per protestare contro il governo.
Il bilancio è pesante e i rischi altissimi: sono state 1.540 le vittime, 557 mila case sono andate distrutte e gli alluvionati sono 6 milioni e 311 mila, tutte persone che, senza acqua potabile e in condizioni igieniche precarie, sono a rischio epidemie. Per questo la comunità internazionale sta rinnovando gli appelli per raccogliere fondi di fronte a quello che definisce un «disastro di proporzioni immense». Il problema infatti sono proprio i grandi numeri: «L'Unicef ha bisogno di due milioni di dollari al giorno per dare acqua, ogni giorno, a sei milioni di persone – ha spiegato il portavoce dell'Onu per gli aiuti umanitari Maurizio Giuliano – noi non abbiamo fondi, ci serve l'aiuto di tutti i paesi donatori».
Proprio ieri l'Onu ha raggiunto 227,8 milioni di dollari di donazioni, il 50% dei 460 richiesti nell'appello lanciato l'11 agosto scorso per il Pakistan. Dall'Unione europea ieri sono arrivati altri 30 milioni di euro di aiuti straordinari, che si vanno ad aggiungere ai 40 già stanziati.
E l'organizzazione della conferenza Islamica (Oci) ha chiesto ai paesi musulmani di fornire un «aiuto urgente» al Pakistan, mentre la banca islamica dello sviluppo, braccio finanziario dell'Oci, ha raccolto 11,2 milioni di dollari.
Gli aiuti stanno arrivano, ma faticano a concretizzarsi e raggiungere il territorio. Le critiche al governo non sono mancate e, in particolare, al presidente Asif Alì Zardari partito per una visita ufficiale in Europa durante l'emergenza. Anche se il presidente, ieri a Soci, in Russia, si è detto ottimista: il Pakistan, ha assicurato, «emergerà dalla catastrofe più forte e unito di prima». Quel che è certo è che i soccorsi, in un'area finita sott'acqua grande come l'Inghilterra, con collegamenti già precari prima dell'arrivo delle piogge monsoniche, non sono semplici. «Il governo sta facendo un lavoro eccellente – assicura Giuliano – se non avesse organizzato le evacuazioni sarebbero morte centinaia di migliaia di persone. Bisogna tener conto del fatto che i collegamenti sono tutti saltati e non è semplice raggiungere gli alluvionati».
Alluvionati che raccontano di ospedali aperti, ma senza medici nè medicine, del bisogno di avere cibo, vestiti, tende, di raccolti completamente distrutti, di un paese in ginocchio.

© Copyright Gazzetta del sud, 19 agosto 2010

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