martedì 15 giugno 2010

La Chiesa, le anime e la politica: il commento di Fabio Colagrande


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La Chiesa, le anime e la politica

di Fabio Colagrande

14 giugno 2010

In Medio Oriente il Papa ha invitato a «preparare le anime» per arrivare ai passi politici necessari. E se provassimo a fare lo stesso anche in Italia?

«Non vengo con un messaggio politico, ma con un messaggio religioso, che dovrebbe preparare di più le anime a trovare l’apertura per la pace». Benedetto XVI, il 4 giugno scorso, in volo per Cipro, spiegava così ai giornalisti sull’aereo papale lo scopo del suo sedicesimo viaggio pastorale. La precisazione era diplomaticamente d’obbligo. La sua missione di pace nella terza isola del Mediterraneo, divisa in due dal 1974 per l’occupazione turca del Nord, corre inevitabilmente il rischio di essere strumentalizzata politicamente dai greco-ciprioti. D’altronde, nessuno scandalo, sono stati loro ad invitarlo, e poi accade sempre così. Il Papa lo sa, ma per correttezza si premura e mette in guardia chi vorrà tirarlo troppo per la tonaca.

Allargando lo sguardo però, quella presa di distanza dalla politica, in vista del prossimo Sinodo dei vescovi in programma per ottobre in Vaticano, serve indirettamente anche a precisare il ruolo delle minoranze cristiane di fronte al conflitto che infiamma il Medio Oriente. L’equilibrio, difficile da trovare, - come spiega padre Pierbattista Pizzaballa, Custode di Terra Santa, - è quello tra l’affermazione della propria identità e la ricerca di canali di comunicazione con la società, con l’islam e con l’ebraismo. L’Instrumentum Laboris, il documento di lavoro del Sinodo per il Medio Oriente, individua il contributo dei cristiani, la loro «testimonianza nella Civitas» di fronte alle sfide della pace e della violenza, nella capacità di «presentare e vivere i valori evangelici», ma anche nel «dire la parola di verità». Dirla a tutte le parti, senza sconti. Viene in mente la mite fermezza con cui il vescovo Luigi Padovese ha rivendicato a lungo la libertà religiosa della minoranza cristiana in Turchia. Una denuncia coraggiosa, una difesa della «verità nella carità», ribadita instancabilmente fino alla morte, basata però sulla consapevolezza che il pensiero cristiano sia ontologicamente contrario alla teoria dello «scontro di civiltà».

Ma tornando dalle turbolenze mediorientali a quella che Giovanni Paolo II definiva «l’apostasia silenziosa» della nostra Europa, l’invito del Papa a «preparare le anime per essere capaci di fare i passi politici necessari» assume una luce particolare. Sembra quasi un monito rivolto a quei cristiani che si preoccupano esclusivamente di imporre nei parlamenti la difesa della vita, del matrimonio, o finanche del crocefisso appeso al muro, e si dimenticano per strada la testimonianza. Di coloro che conducono una battaglia di retroguardia, decisi ad imporre per legge quei valori evangelici che le società contemporanee rifiutano, quasi avessero rinunciato a essere «sale della terra e luce del mondo». Quasi avessero dimenticato che la priorità è «preparare le anime».

La croce «nel suo significato più profondo non ha nulla a che fare con l’imposizione forzata di un credo o di una filosofia» rifletteva pochi giorni fa Papa Benedetto a Cipro, celebrando Messa nella parrocchia latina di Nicosia. Dunque, paradossalmente, la battaglia giuridica per la difesa del crocefisso nelle aule scolastiche, pur condivisibile, rischia, oltre certi limiti, di essere in contraddizione con la croce stessa. E comunque, l’affermazione dell’identità cristiana, non può mai essere, prima di tutto, una questione politica, ideologica, ma una questione di amore. E non vergogniamoci a dirlo.

http://www.vinonuovo.it/index.php?l=it&art=46

1 commento:

Anonimo ha detto...

OT.
Il sito spagnolo ABC descrive come il Papa trascorre le sue giornate. Farà le vacanze a Castelgandolfo per i problemi di cuore e di vista del fratello Georg.
http://www.abc.es/20100613/sociedad/papa-benedicto-201006130110.html
Alberto