sabato 23 gennaio 2010

Benedetto XVI scrive al presidente di Haiti e al capo dei vescovi: la Chiesa vi è vicina in spirito e solidarietà.Apprezzamento per il lavoro dell'Onu


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Benedetto XVI scrive al presidente di Haiti e al capo dei vescovi: la Chiesa vi è vicina in spirito e solidarietà. Apprezzamento per il lavoro dell'Onu

Benedetto XVI ha scritto di suo pugno al presidente di Haiti, René Préval, e al presidente della locale Conferenza episcopale, l’arcivescovo di Cap-Haïtien, Louis Kérebreau, per manifestare ancora una volta il proprio “profondo cordoglio” per le vittime del terremoto del 12 gennaio, confortare i superstiti e apprezzare il lavoro dei soccorritori. Analogo apprezzamento emerge anche dalla lettera - a firma del cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone - indirizzata al segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, mentre in una seconda lettera, sempre a firma del cardinale Bertone, il Papa offre le proprie preghiere in particolare per la scomparsa dell’arcivescovo di Port-au-Prince, Serge Miot, del quale saranno celebrate oggi le esequie. Il servizio di Alessandro De Carolis:

Quattro lettere e un unico comune denominatore: la tragedia di Haiti e la solidarietà verso chi ha vissuto e vive le conseguenze del violentissimo terremoto di undici giorni fa. Dalle righe firmate da Benedetto XVI lo scorso 16 gennaio emerge con chiarezza che il cuore del Papa è nel cuore stesso del dramma. Appare evidente quando, nella missiva al presidente haitiano Préval, si appella allo “spirito di solidarietà” perché sia mantenuta, scrive, “la calma nelle strade” in modo da favorire la distribuzione degli aiuti. O quando fa suo il dolore di quelle famiglie che spesso “non possono dare degna sepoltura ai loro cari”. L’“intera comunità internazionale”, scrive ancora, sta “avendo cura” di Haiti e l’apprezzamento del Papa è per tutti coloro che, siano del posto o stranieri, “a volte rischiando la vita, compiono ogni sforzo per trovare e salvare i superstiti”. Un merito che Benedetto XVI riconosce pienamente anche all’Onu quando esprime - attraverso le parole del cardinale Bertone al segretario generale Ban Ki-moon - “gratitudine per l'opera di prevenzione dei conflitti, di peace-keeping e di peace-building, che le Nazioni Unite curano in così tanti Paesi” e in particolare in questa che definisce “l’immensa tragedia” del terremoto nella Repubblica caraibica.

Dolore e conforto, commozione e speranza si intrecciano tra le righe delle quattro lettere, per un avvenimento che mai come questa volta ha privato la nazione e la Chiesa locale di molti dei suoi responsabili. Se l’Onu – e il Papa lo ricorda – piange la “tragica morte” del suo rappresentante speciale ad Haiti, Hédi Annabi, del suo vice Luiz Carlos da Costa, e di numerosi civili, operatori e caschi blu della Minustah, la Missione di stabilizzazione dislocata sull’isola, la comunità cattolica haitiana si raccoglierà tra qualche ora in preghiera, tra le rovine della cattedrale di Port-au-Prince, attorno alle spoglie del suo pastore, mons. Serge Miot. Il Papa sarà spiritualmente presente alle esequie e, nella lettera firmata dal suo segretario di Stato, esprime le sue “condoglianze più sentite ai sacerdoti che hanno collaborato” con mons. Miot “e all’intera comunità diocesana”, chiedendo “al Signore - scrive - di accogliere il pastore che ha servito con generosità e la sua diocesi e che, attraverso il suo lavoro con la Pontificia Commissione per l'America Latina, ha esteso la sua sollecitudine per l'intero continente”. “In quelle ore di buio – si legge ancora nella lettera indirizzata al presidente dei vescovi di Haiti, mons. Louis Kérebreau - invoco la Madonna del Perpetuo Soccorso perché si faccia Madre di amore” e diriga i cuori di tutti affinché “la solidarietà prevalga sull’isolamento e sull’egoismo”.

Le ultime parole, così come nella lettera al presidente, sono un’assicurazione: “Tutta la Chiesa, attraverso le sue istituzioni – afferma Benedetto XVI - non mancherà di assistere nell’emergenza e nella paziente ricostruzione delle zone devastate” perché il suo desiderio ultimo, conclude il Papa, è di contribuire a ridare a chi oggi vede ridotta in macerie anche la speranza la “possibilità di un futuro aperto”.

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