martedì 16 marzo 2010

Il Papa ai Luterani: unità, dono di Dio che ci chiama all’impegno (Mazza)


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Il Papa : unità, dono di Dio che ci chiama all’impegno

DA ROMA

SALVATORE MAZZA

È stato «un giorno di gioia». In cui, una volta ancora, s’è assaporato il gusto speciale di un’unità che, se pure s’è spezzata, non cessa di essere meta comune.
Ma se «l’unità è un dono che ci può essere dato solo da Dio», e se «la nostra testimonianza viene oscurata dalla divisione», noi cristiani «non dovremmo litigare ma cercare di essere più uniti», perché non è vero che «come dicono molti l’ecumenismo si è fermato». Un incitamento esplicito, quasi accorato, quello che Benedetto XVI ha lanciato domenica nel visitare la chiesa luterana di Roma in via Sicilia, quasi ventisette anni dopo la prima visita di papa Wojtyla. A confermare, e insieme a rilanciare, un’ideale che mai dev’essere considerato alla stregua di un’irraggiungibile utopia, ma che, al contrario, merita ogni sforzo e ogni preghiera perché, ha detto il Pontefice parlando in tedesco a braccio, se ancora manca l’unità non si può non sperare, né smettere di proseguire la strada dell’ecumenismo guardando a Cristo.
Una visita sobria, secondo la cifra propria di papa Ratzinger, la cui semplicità e cortesia hanno trovato nel primo saluto rivoltogli dal presidente della Comunità luterana Doris Esch – «Santità, oggi si senta a casa sua» – forse il più caldo e gradito dei benvenuto. E dopo che la Esch ha ricordato la prima visita di Giovanni Paolo II nel 1983 – «Non l’abbiamo dimenticata» – è stato il pastore Jens-Martin Kruse ha definire l’evento che si stava vivendo «veramente un giorno della gioia», perché «siamo veramente contenti... e con grande gioia accogliamo il Papa ». Un Papa , ha aggiunto Kruse – alludendo alle tante volte che l’allora cardinale Ratzinger s’era recato nella chiesa luterana di Roma per assistere a concerti, così come alla conferenza che vi tenne nel 1998 – il quale «conosce abbastanza bene la nostra chiesa e la nostra comunità, così come la nostra teologia luterana e la nostra spiritualità». E nel giorno del suo ritorno «da vescovo di Roma», raccogliendo un invito rivoltogli fin dal 2008, è da sottolineare che «il fatto che abbia accettato di pregare con noi ribadisce i rapporti cordiali con la Chiesa cattolica».
Benedetto XVI, accompagnato dai cardinali William Joseph Levada, prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede, Walter Kasper, presidente del Dicastero per l’Unità dei Cristiani, e dal vicario per Roma Agostino Vallini, era giunto alla
Christuskirche attorno alle 17,30, accolto all’esterno della chiesa da Kruse. Dopo il benvenuto della Esch, il discorso introduttivo del pastore e la lettura del Vangelo, Papa Ratzinger è quindi salito sul pulpito di marmo bianco da dove, parlando a braccio, ha tenuto la sua omelia nella quale, per prima cosa, ha sottolineato che se negli ultimi anni l’ecumenismo ha fatto passi in avanti – e nel dialogo con i Luterani il più importante di questi è stato senza dubbio l’accordo sulla Dottrina della Giustificazione che le due Chiese hanno sottoscritto nel 1999 – ancora non sono state superate le «colpevoli divisioni» che impediscono a cattolici e luterani «di bere dallo stesso calice e di riunirsi insieme intorno allo stesso altare». Si tratta, per il Pontefice, di «una situazione di peccato»; nello stesso tempo, tuttavia, occorre essere consapevoli del fatto che «l’unità non è un’opera che può essere realizzata soltanto grazie agli sforzi umani. Costruita dai soli uomini essa sarebbe fragile. Occorre affidarsi al Signore pregando insieme, meditando la stessa Parola di Dio, ascoltandosi reciprocamente, guardando tutti verso l’unico orizzonte di Cristo». Perché solo in Cristo «la vita diventa un dono per gli altri: è questa la legge fondamentale dell’amore».
Ed è allora per questo che, se «non stare attorno allo stesso calice può indurre tristezza», per Benedetto XVI si può solo perseverare. Del resto, ha aggiunto, è quanto suggerisce la domenica del Laetare, la domenica della gioia, che ai cristiani immersi nel cammino della Quaresima «invita a guardare Dio al di là di ogni preoccupazione, perché il suo amore, nella Pasqua, ci ha mostrato la vita oltre la morte». A ricordo della sua visita Papa Ratzinger, che prima di rientrare in Vaticano ha salutato in sagrestia alcuni membri emeriti della Comunità, ha donato alla chiesa luterana un mosaico che riproduce il 'Cristo Benedicente' delle Grotte Vaticane (l’immagine che, vicino alla sepoltura di San Pietro, sovrasta il piccolo altare detto 'dei pallii' perché vengono poggiate su di esso le stole di lana bianca con croci nere che il Pontefice consegna ogni 29 giugno ai nuovi arcivescovi metropoliti). Il pastore Kruse ha invece regalato a Papa Ratzinger una riproduzione della conca battesimale in bronzo, con l’iscrizione della formula liturgica.

© Copyright Avvenire, 16 marzo 2010

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