martedì 9 marzo 2010

Nigeria, attacco ai Cristiani. Sono cinquecento i morti


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Nigeria, attacco ai cristiani
Sono cinquecento i morti


Il piano preparato come un'azione militare per più di un mese
È una vendetta legata alla lotta per il controllo delle terre


Una mamma conforta il suo piccolo a Dogo Nahwa LaPresse
È stata una vendetta. Pianificata e organizzata come un'azione militare, che ha lasciato 500 cadaveri di donne, vecchi e bambini nelle strade di tre villaggi cristiani attorno a Jos, nella Nigeria centrale.
È stato preparato per più di un mese, il piano per scrivere un nuovo capitolo della faida che da dieci anni insanguina lo Stato nigeriano del Plateau. Il Vaticano ha parlato di «preoccupazione e orrore» sottolineando però come non si sia trattato «di scontri di natura religiosa, ma sociale». Passa infatti per una guerra di religione, cristiani contro musulmani, invece è prima di tutto banale lotta per il controllo delle terre: da una parte i pastori nomadi musulmani di etnia Faluni, dall'altra gli agricoltori cristiani Berom.
Sono dieci anni che si susseguono i massacri per questo, nelle fertili terre della Nigeria centrale. L'ultimo era stato tra il 17 e il 20 gennaio, quando erano stati gli agricoltori cristiani ad attaccare: circa 400 i morti musulmani, con decine di cadaveri gettati nei pozzi o ammucchiati nel cortile della moschea di Jos, il capoluogo dello stato del Plateau che dal 2000 è al centro della faida.
Nella notte tra sabato e domenica è scattata la vendetta a sangue freddo. Gli assalitori, fra 300 e 500 miliziani Fulani secondo alcune testimonianze citate nell'edizione online del quotidiano nigeriano The Nation, si sono posizionati all'ingresso dei tre villaggi scelti per il massacro, Dogo Nahawa, Ratsat e Zot.
Dopo aver chiuso ogni possibile via di fuga, alle 3 di notte hanno fatto scattare la mattanza contro i Berom cristiani: appena due ore e mezza di caccia all'uomo. Una ferocia fredda: gli assalitori indicavano con una parola in codice («nagge» che nella lingua Fulani significa «bestiame») chi dovesse essere ucciso, chi risparmiato. Quando è spuntata l'alba le strade erano piene di 500 cadaveri, 50 le case bruciate, 200 i feriti ricoverati negli ospedali del capoluogo.
Nell'orrore, un particolare agghiacciante rivelato dagli inviati di The Nation: alcuni abitanti dei villaggi, i pochi Berom di fede musulmana, il giorno prima avevano ricevuto sms che li invitavano a lasciare la zona.
Il dettaglio lo ha rivelato il capo tribale di Jos: «Confesso che anche io venerdì ho ricevuto un messaggio che mi metteva in guardia su certi movimenti. Gli agenti della sicurezza sono stati avvertiti. Non posso capire come possa essere stato permesso che tutto ciò sia potuto accadere. Certo è che non possiamo continuare così. Non siamo animali».
E ora che non resta altro da fare che altri funerali di massa, monta la rabbia verso il governo centrale. Così sul Forum dei Cristiani dello Stato del Plateau è comparso un duro comunicato: «Perché l'esercito non è intervenuto? Siamo stanchi del genocidio. Non abbiamo più fiducia nelle forze armate della Nigeria».

© Copyright Eco di Bergamo, 9 marzo 2010

1 commento:

Anonimo ha detto...

Il buon Mons. Gheddo attribuisce la violenza islamica contro i cristiani, in Nigeria, a varie ragioni, condensabili in un ritardo culturale. E' il tipico atteggiamento di molti esponenti della Chiesa, che per quieto vivere, per dialogare ad ogni costo con il mondo islamico, a dispetto dei numerosi martiri, forniscono al vulgo (cioè ai fedeli cattolici europei) una spiegazione che neppure essi, probabilmente intimamente condividono, ma che assumono come rappresentazione di comodo, pur di non buttare alle ortiche il dialogo, tra sordi che avviene con il mondo islamico. Gli islamici sono sistematicamente sordi quando non gli vada di sentire, quando trovino comodo farsi i fatti loro disprezzando le altre fedi, quando gli vada bene di perseguitare e talvolta ammazzare i cristiani.
L'errore grave che la Chiesa ha commesso negli ultimi 30 anni, sulla questione dell'ecumenismo, è di aver superficialmente pensato di poter dialogare anche con l'islam, come con qualsiasi altra credenza religiosa derivata dalla cultura occidentale imperniata sul valore del rispetto e della tolleranza. L'islam si beffa del rispetto e della tolleranza e se può imporsi sui cattolici, vescovi e presbiteri compresi, ne gode infinitamente. Così il dialogo resta a senso unico: con la Chiesa che tende la mano e ne riceve in cambio i martiri e l'Islam che approfitta del buon cuore della Chiesa per amazzare i cristiani.
S