mercoledì 10 marzo 2010

Donne e uomini nella Chiesa di oggi: sorprendente (a dir poco) articolo di Lucetta Scaraffia per l'Osservatore Romano


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Donne e uomini nella Chiesa di oggi

Una collaborazione antica e nuova

di Lucetta Scaraffia

I cambiamenti delle società occidentali che hanno aperto alle donne gli spazi prima riservati agli uomini - cambiamenti che stanno influenzando le altre culture del mondo - hanno provocato una rivoluzione nella configurazione dei ruoli sessuali, ponendo anche per la Chiesa cattolica la questione di ampliare il ruolo delle donne. Si tratta di un problema di eguaglianza che la tradizione cristiana ha avuto ben chiaro fin dalle origini, portandola ad avviare un'autentica rivoluzione nei confronti del modo di concepire la differenza sessuale. A sua volta, questo mutamento radicale è all'origine della rivoluzione femminile contemporanea realizzatasi nelle società occidentali. Ma se nei secoli passati la Chiesa si è nei fatti dimostrata nei confronti delle donne più aperta del mondo profano, oggi la situazione si è capovolta, e le pressioni esterne e interne, affinché il nodo venga affrontato in ambito cattolico, sono forti e urgenti.
Finora, la risposta cattolica si è articolata soprattutto sul piano teorico, a differenza della società laica nella quale i cambiamenti sono stati teorizzati mentre avvenivano e, quindi, con poca consapevolezza dei rischi che molte di queste innovazioni rivoluzionarie potevano portare, quale ad esempio il crollo demografico. L'atteggiamento della Chiesa offre un vantaggio iniziale, perché è chiara la linea scelta, secondo la quale si dovrà muovere l'apertura a una maggiore presenza femminile: la Mulieris dignitatem di Giovanni Paolo ii ha ricordato infatti come alle donne debbano venire attribuiti ruoli di eguale importanza, sebbene di diversa natura, a quelli degli uomini nella vita della Chiesa, e il principio è stato richiamato anche dal cardinale Ratzinger, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, nella Lettera ai vescovi della Chiesa cattolica sulla collaborazione dell'uomo e della donna nella Chiesa e nel mondo.
Il problema però è che a questa importante elaborazione teorica non ha fatto seguito con altrettanta nettezza una trasformazione nella partecipazione femminile alla vita della Chiesa, o, perlomeno, la partecipazione, che pure si è significativamente ampliata, si è mantenuta quasi sempre al di fuori delle sfere decisionali e degli ambiti di elaborazione culturale.
Si può capire, quindi, come la pressione delle escluse - spesso, peraltro, senza ragioni di merito - possa farsi sentire, anche se sommessamente. Non è solo un problema di giustizia sociale, di "pari opportunità", perché così la Chiesa rischia di non fare fruttare energie e contributi spesso di primaria importanza.
Basti un esempio: nelle dolorose e vergognose situazioni in cui vengono alla luce molestie e abusi sessuali da parte di ecclesiastici su giovani a loro affidati, possiamo ipotizzare che una maggiore presenza femminile non subordinata avrebbe potuto squarciare il velo di omertà maschile che spesso in passato ha coperto con il silenzio la denuncia dei misfatti. Le donne infatti, sia religiose che laiche, sarebbero per natura più portate alla difesa dei giovani in caso di abusi sessuali, evitando alla Chiesa il grave danno che questi colpevoli atteggiamenti le hanno procurato.
Lo aveva in qualche modo percepito, ad esempio, nella seconda metà dell'Ottocento Daniele Comboni, che è stato beatificato e canonizzato da Giovanni Paolo ii. Impegnato nel difficilissimo compito di organizzare le missioni cristiane nell'odierno Sudan, dove quasi nessun europeo si era ancora avventurato, egli presto capì che il suo progetto non poteva realizzarsi senza la presenza femminile consacrata. Cercò quindi, fra mille difficoltà, di fondare una congregazione di missionarie disposte a spingersi in luoghi così selvaggi e pericolosi, con una scelta motivata da molte ragioni: le religiose, infatti, erano più tenaci e si inserivano più facilmente nelle culture diverse.
Il grande missionario era inoltre convinto che la presenza di donne occidentali accanto a quella dei suoi missionari li avrebbe aiutati a mantenere un comportamento corretto, e soprattutto avrebbe loro impedito di infrangere il voto di castità, pericolo invece non infrequente in luoghi isolati, dove la promiscuità sessuale e soprattutto il potere nei confronti di donne e ragazzi rendevano la tentazione non improbabile. Scrive infatti Comboni che la suora è "essenziale" per le missioni, perché "è una difesa e una garanzia per il missionario". Questo esempio storico, dunque, indica una possibilità, fra le tante realizzabili, di collaborazione e di aiuto reciproco che donne e uomini si possono scambiare nella vita della Chiesa a servizio della persona umana. Di fatto, quasi non esiste congregazione religiosa che non contempli, al tempo stesso, oltre al ramo maschile anche quello femminile, a motivo di quell'intuito che intravedeva proprio nel ruolo della donna consacrata un dono di cui solo essa può essere portatrice.

(©L'Osservatore Romano - 11 marzo 2010)

Resto di stucco!
Sono la prima ad essere convinta della necessita' che ci siano piu' donne in Vaticano, ma lo scrivo su questo blog, non sull'Osservatore Romano!
E' quantomeno strano che un articolo scritto sul giornale che ha per editore il Papa critichi la Chiesa Cattolica perche' non da' abbastanza spazio alle donne.
Gira e rigira a chi e' indirizzata la critica se non ai vertici della Santa Sede e, in ultima analisi, ai Papi stessi?
Posso sbagliarmi ma a me sembra un boomerang!
Boh...ci ho messo un po' prima di segnalarvi questo articolo perche' non sono sicura di averlo capito fino in fondo.
Le donne laiche possono avere ruoli anche molto importanti, ma le religiose?
Per assumere qualifiche dirigenziali dovrebbero essere messe sullo stesso piano dei vescovi?
E poi mi sorprende moltissimo il passaggio sulla pedofilia.
Si tratta di un tema molto delicato, che dovebbe essere affrontato in modo molto particolare.
Personalmente non sono sicura che la presenza di piu' donne con incarichi direttivi avrebbe risolto tutti i problemi sia perche', purtroppo, gli abusi, anche sessuali, non sono una esclusiva del mondo maschile sia perche', drammaticamente, l'esperienza insegna che molte madri di famiglia preferiscono non vedere i loro mariti maltrattare (o peggio) i propri figli.
Vorrei che mi aiutaste a capire, cari amici, perche' non credo di avere compreso a fondo questo articolo.
Probabilmente c'e' qualcosa che mi sfugge...

R.

11 commenti:

a. ha detto...

da osservatore romano a osservatore luterano?

a. ha detto...

fioccano già le interpretazioni:

http://www.asca.it/news-PEDOFILIA__O__ROMANO__ABUSI_ANCHE_PERCHE__DONNE_ESCLUSE_DA_POTERE_CHIESA-900763-ORA-.html

http://www.wallstreetitalia.com/articolo.aspx?art_id=885520

potere nella chiesa.
che tristezza.
meno male che il papa condanna il carrierismo.
smentito direttamente dall'osservatore.

GMN ha detto...

La ratio del filo dell'articolo, è da leggere nella Lettera Apostolica in esso citata (Mulieris dignitatem).

Non c'è una critica al papa assolutamente.
La lettura che ci offre di quel documento è molto sottile.

Anonimo ha detto...

Forse non era il caso di parlare di pedofilia.

Anonimo ha detto...

volevano festeggiare l'8 marzo?

Il papa è il mio padre spirituale ha detto...

Ricordo che Pannella diceva che la maggior parte delle violenze ai minori avveniva nelle famiglie: lì le donne ci sono!
Allora, che facciamo? Ci vorrà la poligamia per curare il malanno?
Oppure, quale soluzione?
L'unica cura è una vita santa e protetta dalla grazia, soprattutto per i sacerdoti, a mio avviso.

Anonimo ha detto...

Fratelli, l'articolo mi sebra strumentale. Ossia il card. Bertone sta rispondendo a qualche suo collega della Curia! Potrebbe essere!

Anonimo ha detto...

ora si fumano cose strane in vaticano? qual é il senso dell'articolo? Immagino che l'avveduto e coraggioso Vian l'abbia letto prima, celopuòspiegare? e alla Scaraffia,potrei portare l'esempio amorevole delle mie suore che prendevano i bambini di 4-5 anni e gli sbattevano le teste due a due come le uova, o i pugni sulle nocchere delle mani se si chiedeva di andare in bagno. che dolcezza!

Ildefonso ha detto...

Molto sottile e molto assurda.
Qui il problema non è neanche tanto il giornale su cui è scritto l'articolo oppure il fatto che si critichi più o meno velatamente la chiesa.

Il problema è che l'analisi è completamente sbagliata sia a livello pratico sia a livello di principi. La solita confusione della mentalità moderna.

SERAPHICUS ha detto...

Che l'articolo sia pubblicato e meno sull'Osservatore Romano non è il problema. Il problema è la sostanza del lavoro. Non posso seguire il ragionamento della prof.ssa Scaraffia che ritengo superficiale e lontano dalla realtà. Mi meraviglia una certa miopia che si manifesta nello scritto, e mi meraviglia che è una donna a proferire una tale superficialità

Colgo l'occasione di invitare alla lettura di questo scritto straordinario e molto dimenticato:

http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_20040731_collaboration_it.html

Fabiola ha detto...

Comincio a rimpiangere il vecchio Osservatore "ingessato" di Agnes. Nessuno rilanciava i suoi articoli, allora, ma faceva, davvero, assai meno male alla Chiesa. Oggi dà in pasto, a chi non aspetta altro, succosi spunti per demolire ed infangare.
Sarà che sono troppo vecchia per essere sensibile a rivendicazioni di tipo sessista (mi sono sempre pensata come persona). Questa è, comunque, la conseguenza del farsi dettare l'agenda delle priorità dalla mentalità comune. (almeno dei mass media).