venerdì 15 ottobre 2010

Settimana sociale: un partito di cattolici sarebbe "complicatissimo". Il problema è quello di avere politici cattolici che siano coerenti (Izzo)

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SETTIMANA SOCIALE: NON SERVE UN PARTITO MA POLITICI CATTOLICI COERENTI

(AGI) - Reggio Calabria, 15 ott.

(di Salvatore Izzo)

In Italia la presenza di cattolici in entrambi gli schieramenti politici rappresenta - secondo i vescovi - un fatto positivo, se essi restano poi uniti sui valori non negoziabili, e cioe' sulla difesa della sacralita' della vita e della famiglia fondata sul matrimonio, e si battono perche' la laicita' dello Stato (che il Concilio ha definito un valore) non sconfini nel laicismo che nega ogni ruolo pubblico alla fede e con esso la liberta' di educazione se non addirittura quella religiosa (vedi la lotta ingaggiata contro il Crocifisso).
I problemi nascono quando da parte dei politici cattolici si cerca di proporre una gerarchia di valori e conseguenti strategie che di fatto portano a rinunciare a qualcosa: magari a difendere i diritti dei nascituri o dei morenti in nome della laicita', ovvero quelli degli immigrati (vita compresa) in nome delle radici cristiane della nostra cultura.
"L'ipocrisia, dalla quale ci mette in guardia il Vangelo - ha affermato questa mattina il presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco, nell'omelia della messa che ha aperto a Reggio Calabria la seconda giornata della Settimana Sociale dei cattolici italiani - puo' toccare tutti e ciascuno".
Un partito di cattolici sarebbe "complicatissimo" da mettere insieme nell'Italia di oggi, e "anche con una diversa configurazione elettorale" il problema resterebbe quello di "contare e non essere contati", ha ben chiarito nel suo intervento il rettore dell'Universita' Cattolica, Lorenzo Ornaghi, per il quale "un partito di cattolici in questa fase sarebbe complicatissimo" e molto difficile anche con una diversa configurazione elettorale, servirebbero invece "forme nuove, meno asimmetriche e piu' paritarie" tra la rappresentanza sociale e quella politica -partitica, specialmente nel contesto odierno, caratterizzato da una "frammentazione e incerta identificazione dei poteri e di consolidamento delle oligarchie".
In soldoni, per Ornaghi che della Settimana Sociale e' uno dei relatori principali, come per Bagnasco e per l'intera Cei, il problema e' quello di avere politici cattolici che siano coerenti.
E in proposito il rettore della Cattolica ha fatto l'esempio del federalismo: se fosse "autenticamente solidale potrebbe avere due importanti effetti positivi per il futuro": in primo
luogo, "richiamerebbe sia il Nord sia il Sud a far crescere e praticare quella virtu' della 'responsabilita'', spesso evocata e raramente praticata, non solo nei confronti dell'intero Paese, ma anche rispetto a se stessi"; in secondo luogo, "per essere applicato con successo, un federalismo solidale comportera' di necessita' la formazione e il radicamento di un ceto politico" con le "rappresentanze sociali". Ma "un federalismo ideologicamente inteso e realizzato e' inevitabilmente destinato a spezzare l'unita' sostanziale del nostro Paese", anziche' "contribuire alla composizione politico-istituzionale di una frattura che sempre piu' incombe sull'intero Paese.
E che sempre piu' condizionera' non solo le prossime configurazioni dei partiti, ma anche le residue probabilita' di non cadere definitivamente nella stagnazione dell'attuale politica". "Il dato politico del consenso bipartisan sulla riforma del federalismo fiscale puo' rappresentare l'inizio di una quarta fase del riformismo italiano, dove il bipolarismo rusticano pian piano cede il posto a un bipolarismo maturo, disposto a convergere, in nome del bene comune, su riforme a larga intesa", ha fatto eco il costituzionalista Luca Antonini introducendo i lavori di gruppo. "E' questa una garanzia - ha spiegato - non solo per il successo delle riforme, ma anche per la democrazia e il futuro cammino del riformismo: un altro segnale interessante in questa direzione e' infatti il consenso che si e' in un certo momento registrato sulle linee essenziali della bozza Violante".
E in un accordo bipartisan, ma per riconoscere la cittadinanza ai bambini degli immigrati quando nascono in Italia (proposta del Pd Sarubbi e del Pli Granata) confida anche mons. Giancarlo Perego, il direttore della Fondazione Migrantes che nel suo intervento a Reggio Calabria ha ripercorso "una delle storie sociali piu' belle dell'interpretazione costituzionale, sia di laici che di cattolici, iniziata con il voto alle donne (1946); e poi continuata con la tutela dei figli nati fuori dal matrimonio (1955), la chiusura delle case chiuse e la liberazione di almeno 20.000 donne (1958), con la legge Marcora che istituiva il servizio civile (1972), con i decreti delegati e la riforma della scuola che estende la partecipazione scolastica (1973-1974), con la riforma del diritto di famiglia (1975) e la parita' dei diritti e dei doveri dei coniugi e dei figli, con la legge Gozzini e l'alternativa di pena (1975), con la chiusura delle scuole speciali (1977), con la riforma universalista della sanita' con a corollario la legge Basaglia (1978), solo per citare alcuni momenti importanti nella storia italiana dell'inclusione sociale".
A questo elenco mons. Perego vorrebbe aggiungere "la cittadinanza dei minori stranieri che nascono in Italia", che sarebbe, ha detto, "un segno d'inclusione, un dono che tutela da subito la vita che nasce, anche da una donna irregolare o 'clandestina' nel nostro Paese, affrontando anche con concretezza il dramma di 40.000 su 120.000 complessive interruzioni di gravidanza nel nostro Paese". "Il successo delle politiche di immigrazione dipende - per il sacerdote - dall'attuazione di strategie finalizzate al conseguimento di diritti di cittadinanza, sociali e politici per i migranti. La loro piena ed effettiva integrazione e' questione che senza dubbio riguarda la coesione sociale ma che costituisce anche un prerequisito di efficienza economica".
Indiscusso protagonista mediatico della seconda giornata dell'assise dei cattolici italiani e' stato pero' il prof. Ettore Gotti Tedeschi, presidente dello Ior ma qui in veste di economista e collaboratore del Papa per l'enciclica "Caritas in veritate". "Oggi - ha osservato sul tema della coerenza dei cattolici in politica - ci si divide tra chi ritiene che la liberta' venga prima della verita' e chi difende quest'ultima come matrice della dignita' umana e dunque della liberta'rettamente intesa".
"Si puo' vivere senza figli - ha ricordato il presidente dello Ior passando ad analizzare la crisi economica in atto - ma senza crescita di ricchezza. Il pil infatti, se non si fanno figli, cresce solo per i consumi voluttuari che spesso nascondono poca stima di se stessi se non una forma di nichilismo". Per Gotti Tedeschi, "non sarebbe improprio dire che le casalinghe hanno salvato il mondo, in quanto esse trasferiscono la loro ricchezza gratuitamente alle nuove generazioni".
"E'indispensabile - ha spiegato - che questo circolo virtuoso possa riprendere presto. Il piu' grande investimento sarebbe stimolare famiglie, figli e educazione. Il valore piu' grande sono i figli e invece oggi ci si occupa di tutto ma non dei figli".
Dunque occorre "detassare l'educazione e varare pacchetti fiscali per l'accompagnamanto al lavoro. Lo Stato - insomma - deve aiutare i cittadini a non avere paura di fare figli". Gotti Tedeschi ha parlato anche del monito lanciato da Benedetto XVI al mondo della politica e dell'economia contro i condizionamenti dei "poteri anonimi". "Il Papa - ha spiegato - dice che nel mondo globale, dove si movimentano flussi consistenti, l'esigenza di trasparenza e' indispensabile".
"E questo - ha aggiunto - e' tanto piu' vero se si tratta di se enti legati alla Santa Chiesa". "Se il Papa da' questa indicazione, non si puo' pensare - ha poi chiosato l'economista conversando con i giornalisti - che noi non ottemperiamo a questa richiesta. Ma ci mancherebbe altro".

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2 commenti:

Abelardo ha detto...

I politici cattolici hanno portato L'Italia cattolica alla rovina attuale.
San Pio X fu sempre al partito cattolico...Benedetto XV e successori legittimarono i mostri chiamati ora partito popolare ora DC hanno scristianizzato la società con i doni avvelenati dell'aborto e del divorzio.Con i voti cattolici servivano la sinistra atea!
Cui prodest?
Il cristianesimo è universale.

raffaele ha detto...

Il nostro Abelardo ignora completamente la storia. Il Partito popolare di Sturzo e la DC si sono sempre opposti al divorzio ed all'aborto. Si è identificato per decenni il nemico nel comunismo (cher certo non era amico), ma la vera insidia, più sottile, è venuta dalla cultura radicale, ben presente anche a destra. La secolarizzazione (come osservò lo astorico Scoppola in "La nuova cristianità perduta") è arrivata in forma strisciante, e tutti ce ne siamo accorti tardi.