martedì 9 marzo 2010

Il digiuno ci apre all’amore di Dio e del prossimo: i pensieri di Benedetto XVI sull’antica pratica penitenziale della Quaresima (Radio Vaticana)


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Il digiuno ci apre all’amore di Dio e del prossimo: i pensieri di Benedetto XVI sull’antica pratica penitenziale della Quaresima

In questo tempo quaresimale, Benedetto XVI ci indica nelle tre pratiche penitenziali – preghiera, elemosina e digiuno – gli strumenti per disporci a celebrare meglio la Pasqua. In particolare, ci invita a riscoprire il vero digiuno cristiano che apre a Dio e all’amore del prossimo. In questo servizio di Alessandro Gisotti, ripercorriamo alcune meditazioni del Papa sul digiuno quaresimale:

Una “terapia” per curare tutto ciò che ci impedisce di conformarci alla volontà di Dio: Benedetto XVI sintetizza così il significato del digiuno nel cammino quaresimale. “Poiché tutti siamo appesantiti dal peccato e dalle sue conseguenze – scrive il Papa nel Messaggio per la Quaresima dell’anno scorso – il digiuno ci viene offerto come un mezzo per riannodare l’amicizia con il Signore”. Rileva, inoltre, che “digiunare volontariamente ci aiuta a coltivare lo stile del Buon Samaritano”. Scegliendo liberamente di “privarci di qualcosa per aiutare gli altri”, ribadisce il Papa, mostriamo concretamente che “il prossimo in difficoltà non ci è estraneo”:
“Incoraggiamoci a vicenda a riscoprire e vivere con rinnovato fervore il digiuno non solo come prassi ascetica, ma anche come preparazione all’Eucaristia e come arma spirituale per lottare contro ogni eventuale attaccamento disordinato a noi stessi. Questo periodo intenso della vita liturgica ci aiuti ad allontanare tutto ciò che distrae lo spirito e ad intensificare ciò che nutre l’anima, aprendola all’amore di Dio e del prossimo”. (Discorso alla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, 13 marzo 2009)

Ai nostri giorni, constata il Papa, la pratica del digiuno “pare aver perso un po’ della sua valenza spirituale” e aver acquistato piuttosto “il valore di una misura terapeutica per la cura del proprio corpo”. Bisogna invece tornare all’antica pratica penitenziale, “che può aiutarci a mortificare il nostro egoismo e ad aprire il cuore all’amore di Dio e del prossimo”:

"Il digiuno al quale la Chiesa ci invita in questo tempo forte, non nasce certo da motivazioni di ordine fisico, estetico, ma scaturisce dall’esigenza che l’uomo ha di una purificazione interiore che lo disintossichi dall’inquinamento del peccato e del male, lo educhi a quelle salutari rinunce che affrancano il credente dalla schiavitù del proprio io, lo renda più attento e disponibile all’ascolto di Dio e al servizio dei fratelli". (Messa nel Mercoledì delle Ceneri, 21 febbraio 2007).

Il vero digiuno, è ancora la sua riflessione, è finalizzato a mangiare “il ‘vero cibo’ che è fare la volontà del Padre”. Ecco allora che “il digiuno del corpo si trasforma in ‘fame e sete’ di Dio”. Nel nostro tempo così inflazionato da immagini e parole, il Papa ci invita quindi a far spazio alla parola di Dio. Non basta dunque solo un digiuno del corpo:

“Mi sembra che il tempo della Quaresima potrebbe anche essere un tempo di digiuno delle parole e delle immagini, perché abbiamo bisogno di un po’ di silenzio. Abbiamo bisogno di uno spazio senza il bombardamento permanente delle immagini (…) di crearci spazi di silenzio e anche senza immagini, per riaprire il nostro cuore all’immagine vera e alla Parola vera”.

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2 commenti:

Unknown ha detto...

"(...) come preparazione all’Eucaristia e come arma spirituale per lottare contro ogni eventuale attaccamento disordinato a noi stessi (...)".
Dovremmo riscoprire e sopratutto i nostri sacerdoti dovrebbero ricordarcelo che dovremmo recarci digiuni a cibarci dell'Eucarestia, che è il Corpo Santissimo del nostro Signore. Ma, questa pratica rispettosa del Corpo di Cristo sta, anch'essa per cadere in disuso.

Anonimo ha detto...

Verissimo, perchè ormai sembra che nessuno abbia più il diritto di correggere nessuno. Personalmente io continuo ad andare a ricevere Nostro Signore digiuna, ma ne ho viste di cose...

Quella che più mi è rimasta in mente è una donna che avevo vicino nella panca che appena ricevuto il Signore, appena tornata a sedere serenamente senza un attimo di ringraziamento si apre una bella caramella e se la mette in bocca.

A fine Messa ho confidato la cosa al Parroco, sperando che con carità gli facesse notare l'errore a quella donna che ha agito sicuramente per ignoranza e invece mi sono sentita dire: "Ma che male c'e'. Magari non le scendeva l'Ostia! Non esageriamo!".

Con questo non esageriamo non si fa iù il digiuno quaresimale, non ci si inginocchia più alla Consacrazione, non si nota di uno sguardo Nostro Signore nel Tabernacolo, si profanano le Confessioni ecc ecc ...